La manifestazione
Consultorio confessionale, l’Arci contro il Comune di Pontremoli
Il circolo Babel: «L’amministrazione è uno dei soci fondatori della struttura. Ben venga un nuovo servizio, ma in questo modo si offende la liceità dello Stato»
PONTREMOLI. A Pontremoli c’è un nuovo consultorio familiare, con sede all’ex convento dei padri Cappuccini. E quel consultorio diventa il centro di una vivace polemica perché per la sua costituzione il Comune è entrato direttamente a far parte della onlus che lo ha realizzato. Che è una onlus confessionale. Un attacco alla laicità dello Stato, secondo il circolo Arci Babel Leonardo Filippi.
«Siamo di fronte ad una grave violazione del principio di laicità dello Stato e all’ennesima delibera maldestra di questa amministrazione» sono infatti le parole del presidente del circolo che commenta «la decisione del Comune di Pontremoli di promuovere un consultorio familiare cristiano, costituendo e partecipando direttamente - spiega Arci Babel - alla Onlus che lo gestirà insieme al circolo Anspi Mons.G.Sismondo presso l’ex convento dei frati Cappuccini».
Il circolo Babel assicura di non contestare in alcun modo il fatto che «nel territorio si aggiunga un nuovo servizio di questo tipo. Non avremmo avuto nulla da obiettare - prosegue - se una realtà del terzo settore avesse aperto un simile consultorio e il Comune avesse casomai favorito il progetto con una convenzione, come è prassi fare in casi del genere. Viceversa, l’ente comunale ha scelto di erogare in prima persona, impegnandosi economicamente ed istituzionalmente in qualità di “socio fondatore”, un servizio sociale di carattere confessionale, anzichè destinare energie e risorse - è l’opzione che propone Arci Babel - al potenziamento dei servizi pubblici esistenti. Scopo dell’associazione - il circolo Arci cita l’atto costitutivo della Onlus - è la promozione, il sostegno e l’assistenza alla persona, alla coppia, alla famiglia e alla maternità, secondo la visione cristiana della persona, della sessualità e della famiglia. Che ne è del principio di laicità, che spesso chiediamo venga rispettato dalle comunità di altre religioni?».
Poi la richiesta di chiarimento sulle spese che l’amministrazione pontremolese deve sostenere: «Quali oneri economici comporterà in futuro la partecipazione del nostro Comune alla Onlus? È legittima una delibera che impegna in questo modo un ente pubblico ad erogare un servizio di stampo religioso? Crediamo che la laicità e la serietà istituzionale di un ente pubblico debbano essere valori irrinunciabili, anche e soprattutto in periodo di campagna elettorale». Insomma, una contestazione non sulla nascita di un servizio, ma sulla sua natura “confessionale”.
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