Finanza
Sequestro di tordelli, la trattoria va a processo
Titolare e collaboratrice sono finite sotto accusa per tentata frode nel commercio In menù non era indicato che gli alimenti erano congelati: il giudice le assolve
Un maxi sequestro di tordelli fatti in casa, gnocchi, funghi porcini e spinaci. E un processo, penale, per tentata frode nell’esercizio del commercio (il capo di imputazione prevede la reclusione fino a due anni).
Protagoniste della vicenda giudiziaria, finita con l’assoluzione, la titolare e la collaboratrice di una trattoria a conduzione familiare di Fosdinovo. Un locale, per intenderci, dove si va a mangiare la pasta fatta in casa e dove i commensali si conoscono tutti e apprezzano quello che offre la cucina.
Il locale era finito nel mirino dopo una segnalazione: erano quindi arrivati i Nas che avevano sequestrato tutto quello che c’era nel congelatore. Tutta quella pasta casalinga che, secondo l’ipotesi accusatoria, veniva servita al consumatore senza indicare che si trattava di alimenti congelati. Prodotti, in realtà fatti a mano dalla titolare della trattoria e che veniva poi congelati, proprio come si fa in casa quando si preparano cappelletti e quant’altro per i pranzi della domenica.
La vicenda era sfinita, in un fascicolo, sul tavolo del procuratore Alberto Dello Iacono che aveva emesso la citazione diretta a giudizio nei confronti di titolare e collaboratrice della trattoria lunigianese.
A quel punto le due imputate, assistite dagli avvocati Gianluca Cavagnaro e Antonio Figaia, avevano chiesto di essere interrogate per spiegare la loro versione dei fatti.
Proprio la titolare aveva dichiarato che il menù era stato trascritto, sulla carta gialla proprio come nelle migliori tradizioni della cucina casareccia, da pochi giorni e quindi non erano stati ancora apposti, a lato di alcune pietanze, i famosi “asterischi” che indicano che gli alimenti sono congelati. Questo ha fatto finire a processo le due donne, più esperte di buona cucina che di legge.
Il pm ha chiesto a loro carico due mesi di reclusione.L’avvocato Figaia (che ha sostituito nell’ultima udienza l’avvocato Cavagnaro) nella sua linea difensiva ha messo in evidenza che non fosse stata ravvisato alcun profilo penale relativo alla vicenda, in sostanza nessun danno, solo una prassi comune non solo alla ristorazione ma anche in molte cucine casalinghe. Il giudice Elisabetta Congiusta ha assolto entrambe le imputate ai sensi dell’articolo 530.
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