Il Tirreno

Nel mirino il maxi derivato da 45 milioni

Il Comune di Carrara
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Il Comune di Carrara

Carrara, la magistratura vuole fare chiarezza sull’iter che portò alla sottoscrizione di un contratto che costa alle casse comunali un milione l’anno

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CARRARA.

Una “tassa” annuale da un milione di euro. È quanto sta costando, a noi cittadini contribuenti, il "derivato", ovvero l'operazione finanziaria in essere con la società Ixis Corporate & Investment Bank. Un’operazione di cui abbiamo già parlato in passato, che risale a fine 2006 (dieci a anni fa, amministrazione Giulio Conti) e che si concluderà nel 2026. Sappiamo bene che quel derivato, frutto di un’iniziativa di “finanza creativa” tanto di moda in quegli anni pre-crisi (esplosa nel 2008), se le cose non cambieranno a scadenza ci costerà, come riferisce l’annuale report allegato al bilancio comunale, la bellezza di dieci milioni e 861mila euro. Tanti, tantissimi soldi. Tutto, come si ricorderà, dipende dal fatto che lo strumento finanziario fu adottato per coprirsi le spalle da una eccessiva salita dei tassi di interessi. Ma ormai da anni siamo a un livello di tassi di interesse quasi a zero, e quindi il Comune, e di conseguenza noi, paghiamo una penale altissima a chi quel derivato ha costruito. Il fatto nuovo, sul quale al momento vige il più stretto riserbo, è che è in corso un’inchiesta della magistratura su quel derivato. Un’inchiesta che - a quanto emerge - vuole fare chiarezza su tutte le modalità che portarono alla nascita di un derivato monstre, da 45 milioni e 950mila euro di euro. Per questo, nei mesi scorsi - ma la notizia non era trapelata - gli inquirenti hanno sequestrato a palazzo civico tutti gli incartamenti relativi. Diciamo subito, fra parentesi, che già la Corte dei Conti in passato era intervenuta sul contratto derivato, e sul merito per la verità non aveva eccepito più di tanto. I dubbi dalla magistratura contabile erano stati sollevati sul fatto che per un importo così alto, decisamente alto, non fosse stato assegnato tramite gara ma tramite affidamento diretto. O meglio, come si scriveva nella delibera del consiglio comunale numero 90 del 2006 - al centro dell’attenzione degli inquirenti - Cassa di Risparmio e Ixis Corporate and Investment Bank, erano state selezionate sulla base del decreto legislativo del 12 aprile 2006 n. 163 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture). «Primari istituti finanziari internazionali - si scriveva nella delibera - di consolidata esperienza nel settore della finanza pubblica e della strutturazione e del collocamento di titoli di debito emessi da enti territoriali». Si procedette quindi a un prestito obbligazionario di rifinanziamento di mutui, e in contemporanea fu costituito lo “swap”, appunto il derivato finito all’attenzione, «per ricreare l’effetto di ammortamento, tasso di interesse fisso o variabile parametrato rispettivamente allIrs (Interest Rate Swap), corrispondente alla durata finanziaria equivalente o all’Euribor a sei mesi, maggiorato di un margine indicativo di 0,09% e comunque non superiore a quello pro-tempore praticabile da parte della Cassa depositi e prestiti al momento del pricing su scadenze di durata finanziaria equivalente». Il virgolettato è nel testo della delibera. Ed è decisamente tecnico, come gran parte delle nove pagine della deliberastessa. Eppure, i consiglieri comunali la votarono: su 24 presenti (all’epoca i consiglieri erano ancora 30), gli unici astenuti furono Simone Caffaz, Iginio Dell’Amico e Luciano Tonarelli. Sindaco, in quel 2006, era Giulio Conti; L’attuale sindaco Angelo Zubbani era in giunta, come Giancarlo Ribolini, Carlo Martini, Claudia Laudanna, Roberto Dell’Amico, Giovanni Nannini, Andrea Zanetti e Andrea Vannucci, ma gli assessori ovviamente non avevano diritto di voto.

In sostanza, a quanto trapela, l’inchiesta della magistratura vuole capire l’iter che portò a questo derivato fu regolare oppure no. La cosa certa, è che ci sta costando tantissimo. Ogni anno si fanno i conti, fra dare e avere, e nel 2015 abbiamo pagato un milione e 6mila euro. Si prevede già che per il 2016 il conto salirà a un milione e 10mila euro; nel 2017, potrebbe andare relativamente meglio con 976mila che il Comune verserà nelle case della Ixis. Sempre che i tassi siano un po’ più alti. Come detto, accadde che nel 2006 il Comune di Carrara emise un Boc (Buono ordinario comunale), per ben 45 milioni e 950mila euro. La cifra servì a ristrutturare il debito, unificando tutti i vecchi mutui. I Boc furono messi sul mercato così: l'Euribor (è il tasso di riferimento a livello europeo, sostanzialmente) più lo 0,89% di premio. Banca Intesa li aveva acquistati ritenendoli convenienti. I Boc andranno ad esaurimento nel 2026. Da qui al 2026 pagheremo quindi un tasso prefissato e variabile solo sulla base dell'Euribor. Il contratto derivato copre il rischio che il tasso di interesse salga sopra un tetto (cap) prefissato; ma prevede anche un "pavimento" (floor), un limite: se i tassi scendono sotto questo limite, è il Comune a "perderci". Ogni sei mesi si fa il punto, si guarda come sono andati i tassi, si calcolano le perdite. Quindi il cap fissato fu del 5,77%, il floor del 3,95%. Mentre nel 2007 e nel 2008 il Comune ha guadagnato (rispettivamente 807mila e 880mila euro), da 8 anni, con il crollo dell'Euribor sono iniziate le perdite sanguinose. Bisogna sperare che da qui al 2026 le cose cambino drasticamente: altrimenti, arriverà il conto-mazzata da quasi undici milioni di euro come “ciliegina” finale sulla torta. A meno che l’inchiesta della magistratura non metta in luce altro. E allora le cose potrebbero cambiare anche prima.

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