Il Tirreno

La rabbia

«Volpi, da Gaia salvaci tu». La protesta dei cittadini

La protesta contro Gaia sul viale Roma
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La protesta contro Gaia sul viale Roma

Più di trecento persone in strada per chiedere al sindaco di uscire dalla società. Al via la raccolta firme. Giovacchino Pitanti: la nostra è ormai legittima difesa

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MASSA. È il tentativo di strutturare la protesta, di trasformare lo sfogo in progetto, di delineare una proposta e di individuarne le modalità di attuazione. I cittadini le bollette salate le sventolano da mesi, la rabbia la sfogano da anni, adesso passano ai fatti e formalizzano al sindaco la richiesta di uscire da Gaia. E lo fanno raccogliendo centinaia di firme. L’obbiettivo è dichiarato: raggiungere quota 20.000 e bussare alle porte di Palazzo civico convincendo l’amministrazione a riprendere in mano rete idrica e sistema di depurazione.

Sono oltre 300, mercoledì 27 aprile, nel parco pubblico di fronte all’Esselunga: a tirar le fila ci sono Galeano Fruzzetti e Alfonso Baldi. Sono loro i promotori del mega comitato civico per il superamento di Gaia Spa e sono loro, ieri, a definire quel superamento una neccessità, a chiedere al sindaco di scendere in campo, prendere posizione, incontrare i cittadini e verificare che un 80% dei massesi in Gaia non ci vuole stare. Una battaglia - assicura Galeano Fruzzetti- che non ha scopi politici». E se in giro c’è odore di campagna elettorale e di amministrative, Fruzzetti garantisce che il suo nome non comparirà in alcuna lista perché - sottolinea - « questa è la battaglia di un nuovo movimento di liberi cittadini». Partecipazione dal basso, insomma. La partecipaziomne di chi 600, 700, 800 euro non ce li ha e di chi ritiene che una cifra del genere per il servizio idrico sia addittura «illegittima».

Leonardo Luccetti ha valicato la Foce per partecipare alla protesta; lui l’acqua non la paga dal 2005 e lo fa - motiva - forte di una sentenza:«Non pago l’acqua da quando il servizio idrico è passato a Gaia, non l’ho mai fatto - entra nel tecnico - perché Gaia è una società pubblica, ma di diritto privato e il diritto privato prevede l’esistenza di un contratto che la società non ha mai fatto sottoscrivere alle utenze prima gestite dai Comuni. È vero però che il pagamento della prima bolletta corrisponde, per legge, alla sottoscrizione di un contratto, per questo io una bolletta non l’ho mai pagata: l’obbligo contrattuale non c’è. Le aule della giustizia mi ha dato ragione. Non pagavo e non pago». Dino Testa, invece, paga eccome: «Mi sono arrivati 423 euro perché la mia abitazione ha due ingressi e mi vengono conteggiate due utenze, agli uffici del gestore faccio la spola».

Barbara Giorgi, blogger e scrittrice, il suo dissenso lo esprime al megafono: ha ristrutturato casa, installato pure i limitatori di flusso, eppure entro il 2 maggio deve mettersi le mani in tasca e pagare 882 euro. Nino Bianchi, pensionato, una vita all’Oliveti, gira e rigira la sua bolletta: non sa spiegarsi come sia possibile che due persone anziane abbiamo consumato così tanta acqua da dover versare 895 euro. Ci sono le storie , in piazza, anche quelle di chi la lotta contro Gaia l’ha ingaggiata e ha portato a casa la vittoria, come Roberto Masnadi: «Mi sono affidato ad un avvocato e la giustizia mi ha dato ragione: mi facevano pagare la depurazione nonostante avessi una fossa settica per cui avevo presentato regolare progetto». Le storie, le battaglie personali, la rabbia, ma anche - assicuranop i promotori dell’iniziativa - una battaglia collettiva .

È questo lo spirito con cui prende la parola Giovacchino Pitanti , ex operaio Eaton, combattivo sondacalista Fiom: lui il bollettone non lo ha ricevuto, ma si espone in prima persona perché « questa - così la definisce - è legittima difesa. Serve più chiarezza da parte di Gaia sulla fatturazione e da parte dell’amministrazione su Gaia».
Battaglia condivisa, ma anche servizio ai cittadini: al parco di viale Roma, ieri sera, c’è Francesca Galloni, legale di Confconsumatori. È lei a illustrare le modalità della fatturazione e ad evidenziarne le criticità, è lei a spiegare che « non deve essere il cittadino a dimostrare di non essere allacciato alla rete fognaria, non è sostenibile che Gaia resituisca il denaro a rate ai cittadini in credito». Poi l’invito dell’avvocato a fare attenzione ai pagamenti in ritardo:«Nella bolletta successiva vengono addebitati 30-35 euro per la raccomandata di sollecito, ma spesso quella raccomandata con ricevuta di ritorno non è mai arrivata». Poi un’analisi tecnica e un invito ad uno sguardo più ampio perché - chiarice Galloni - «se Gaia è il gestore, a definire le tariffe è l’ambito territoriale, l’Ato. Lì stanno i sindaci, lì siede la politica, lì si prendono le decisioni». Come dire: agire all’origine. E l’invito all’azione c’è ed è quello a firmare - ribadiscono Fruzzetti e Baldi - per uscire da Gaia.
 

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