Il Tirreno

La cava in sicurezza senza progettazione

La procura non ha trovato i documenti in Comune. Al momento restano tre i nomi iscritti nel registro degli indagati

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CARRARA. La messa in sicurezza del versante della cava Gioia Cancelli, che ha travolto e ucciso Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli veniva fatta senza seguire un piano di lavoro vero e proprio. Gli operai, cioè, seguivano più il loro istinto che direttive vere e proprie. È l’ipotesi, un po’ più di un’ipotesi in verità, fatta dalla procura che sta ricostruendo l’episodio. Al momento restano tre i nomi nel registro degli indagati: Cesare Antonioli, il titolare della cava, Carlo Musetti, il direttore dei lavori, e Massimo Gardenato, responsabile della sicurezza nel cantiere.

I carabinieri oltre ad acquisire i documenti negli uffici della società che gestisce la cava sono andati anche in Comune a cercare la progettazione della messa in sicurezza del versante che stava venendo giù. Ma non l’hanno trovata perché non esiste. È stato uno dei primi atti fatti dal maresciallo Antonio Mundo, prima che il fascicolo passasse dalle mani del pm Alessia Iacopini a quelle della collega Alessandra Conforti. Ed è stata poi quest’ultima ad approfondire questo aspetto. Insomma, è vero quello che hanno detto gli operai subito dopo il crollo: non stavano lavorando su una bancata, ma tentavano di ancorare il versante prima che questo venisse giù. Non hanno fatto in tempo, però. Anzi, il sospetto è che proprio il loro intervento, senza alcun criterio scientifico, abbia causato lo smottamento che poi è costato la vita a Federico e Roberto. Il sostituto procuratore Conforti e i suoi collaboratori stanno sentendo i testimoni proprio su questo punto: chi era che dava loro le direttive per quel tipo di lavoro. Dalle loro risposte potrebbero venire fuori elementi per iscrivere altri nomi nel registro degli indagati. E la sensazione è che questo potrebbe succedere entro poche settimane.

Rimane ancora incerta la nomina o meno di un consulente (un geologo) che possa dare una mano agli inquirenti, dato che Conforti in questa fase sembra volersi affidare ai tecnici dell’Asl. La cava era stata sequestrata subito dopo il ritrovamento dei corpi senza vita di Benedetti e Ricci. Saranno effettuati altri sopralluoghi, dopo quelli degli scorsi giorni. Anche perché quando erano in azione i soccorsi non era stato possibile fare tutti i rilievi. Dopo questi sopralluoghi si deciderà se nominare i consulenti. Ma l’aspetto più importante in questa fase è il rispetto della normativa antinfortunistica. E la nomina della Conforti ne è la conferma. Anche perché era l’aspetto più stringente, dato che bisognava fare le autopsie. Ed è per questo che sono stati iscritti nel registro degli indagati i nomi del titolare della cava, del direttore dei lavori e del responsabile del cantiere. Adesso però si guarda anche oltre. (d.d.)

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