La manifestazione
I suoi “nìnin” salutano zì Robè
Il feretro portato in chiesa a spalla dai lavoratori portuali Don Gigli: un benefattore, con lui se ne va un pezzo di storia
MARINA DI CARRARA. Nell'ultimo suo viaggio lo hanno portato a spalla i suoi "nìnin", i lavoratori del porto. Quelli della vecchia generazione, Oscar Giangarè e Rodolfo Tartarelli, che aveva visto crescere. E quelli delle nuove generazioni, Nando Genovesi, Riccardo Lodovici e Alessio Colombo, che con lui si confrontavano, parlando del passato e del futuro.
Roberto Magnani è arrivato nella chiesa della Sacra Famiglia gremita di gente, sulle spalle dei portuali. E con una semplice corona sul feretro, di fiori rossi e bianchi. Per dare l'addio a zì Robè c'era tutta Marina: una comunità a lutto per quello che tutti riconoscono come un pezzo di storia, come un benefattore. Anche il lavoro nel porto si è fermato: in segno di rispetto durante il funerale di uno dei primi spedizionieri, fondatore della agenzia marittima BM.
Fuori dalla abitazione di via Garibaldi c'era la gente di mare a attendere il feretro.
"Noi in porto siamo gente di fatica, è un onore portare a braccia zì Robè - dice con orgoglio Rodolfo Tarrtarelli - mi ha visto nascere e crescere. L'avevo visto otto giorni fa, a giocare a briscola bugiarda, una delle sue grandi passioni. Era una grande persona, di quelle che si incontrano una volta nella vita".
È stato Oscar Giangarè a chiedere alla famiglia la possibilità di portare a spalla, da via Garibaldi fino a piazza Menconi, la bara di Roberto Magnani. "Era un benefattore - dice - anche dentro al porto e per questo oggi siamo tutti qui. Ci chiamava tutti "nìnin", al porto e a Marina eravamo i suoi "fanti" e per tutti lui era semplicemente lo zio, il zì Robè".
Insieme alla vecchia guardia del porto anche i giovani, quelli che hanno chiesto un permesso dal lavoro, in porto, per essere presenti: "perchénon potevamo non venire a salutare il nostro zì Robè".
I suoi fanti e tutta Marina di Carrara. La sua gente, proprio come Roberto Magnani avrebbe voluto si è stretta nel dolore. Il parroco del cuore di Marina, don Ezio Gigli, ha parlato di un lutto per la comunità intera: "Non c'era una persona a Marina che non volesse bene a zì Robè. Era un uomo che non aveva nemici, un uomo limpido e diretto. Qui a Marina c'è chi fa tante polemiche, chi piglia fischi per fiaschi: Roberto non era così, ti diceva in faccia quello che pensava e faceva del bene a tutti. Di lui ho un ricordo vivido: tutte le mattine alle sette lo vedevo passare con la sua bicicletta, il suo sorriso è stato il buongiorno di tante mie giornate".
E anche il parroco della Marina vecchia ha usato toni "diretti" nell'omelia per Roberto Magnani. "Non è che abbia sciupato la chiesa - ha scherzato - la moglie Yana sì, lui qui si vedeva molto meno, ma posso dire che ci sono due tipi di "cristologia", una diretta e una indiretta. Ecco zio Robè, come lo chiamano tutti, proprio per indicare l'affetto che lo ha sempre circondato, aveva una grande umanità, diretta, e una cristologia indiretta. Questo è il mio pensiero, il mio ricordo di questo uomo con cui, e la gente che affolla la chiesa ne è consapevole, se ne va un pezzo di storia di Marina di Carrara".
Tanta commozione in chiesa e fuori, nella piazza Menconi dove è stato dato l'ultimo saluto al feretro. Tanti volti noti, del mondo dell'industria, della politica e delle istituzioni e soprattutto, tanta gente semplice, proprio quella che piaceva a lui. Proprio quella a cui zì Robè è stato vicino per tutta la vita.
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