Sicurezza
Beni estimati, sette giudici per le richieste di dieci cave
Carrara, decisi tutti rinvii, alcuni in attesa della corte costituzionale
CARRARA. Dopo Omya e la Cave Statuario di Franco Barattini, altre 10 aziende approdano in tribunale a Massa per rivendicare il diritto di proprietà sui cosiddetti Beni Estimati. Ieri mattina si è tenuta la prima udienza per i contenziosi presentati da La Facciata, Gualtiero Corsi, Marmi Carrara, Cooperativa Cavatori Canalgrande, Società Apuana Mare, Bettogli Marmi, Marmi Carrara Lorano, Escavazione Polvaccio, Marmi Carrara Canalgrande e Marmi Carrara Gioia: l'oggetto del contendere è lo stesso che a metà marzo aveva portato in aula il colosso del carbonato di calcio Omya e la Cave Statuario di Franco Barattini, assistiti dall'avvocato Riccardo Diamanti e dal professor Sergio Menchini ovvero la richiesta di un riconoscimento giuridico della natura "privata" dei Beni Estimati e dell'incostituzionalità della legge regionale 35, con cui a marzo 2015, l'amministrazione toscana ne aveva sancito il superamento. I contenziosi sono approdati al vaglio di 7 giudici diversi che hanno optato per soluzioni differenti: hanno deciso di riservarsi il dottor Paolo Puzone per i casi de La Facciata ed Escavazione Polvaccio, il dottor Giampaolo Fabbrizzi su Marmi Carrara e Marmi Carrara Gioia, la dottoressa Elisa Pinna su Marmi Carrara Lorano e la dottoressa Sara Farini su Bettogli Marmi. Il giudice Maurizio Ermellini ha sospeso il giudizio sui casi della Gualtiero Corsi e della Marmi Carrara Canalgrande in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, mentre il suo collega Alberto Pellegri ha rinviato la Società Apuana Mare al 28 giugno. Spostata al 20 maggio la prima udienza per la Cooperativa Cavatori Canalgrande, vista l'indisponibilità del giudice Domenico Provenzano. Va ricordato che a metà marzo era arrivato un primo pronunciamento sui contenziosi relativi alla "natura" dei beni estimati: esaminando il caso di Omya e Cave Statuario, il giudice Paolo Puzone aveva deciso di rinviare tutto alla Corte Costituzionale, che i primi di settembre sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal governo proprio contro la legge 35. Una decisione, quella del togato, che aveva fatto esultare i legali delle aziende, con il professor Menchini pronto a parlare di una «una grande vittoria». Il giurista aveva spiegato che «il provvedimento del giudice Puzone dice con chiarezza che i beni estimati sono privati e non possono essere sottratti deliberatamente ai privati. Altrimenti si è davanti a un esproprio mascherato».
La linea tenuta dal colosso del carbonato di calcio e da Barattini è la stessa delle 10 aziende approdate in aula ieri mattina: chiamare in causa l'amministrazione carrarese e quella regionale sul delicatissimo tema dei Beni Estimati con il duplice intento di rivendicare i diritti di proprietà su quelle cave e ottenere la possibilità in quanto «parte direttamente lesa in uno suo diritto fondamentale, di intervenire di fronte alla Corte costituzionale» che com'è noto sta valutando l'articolo 32 della legge 35, per sancire se la Regione Toscana avesse o meno l'autorità di legiferare sulla "proprietà" dei beni estimati,sanciti dal celebre editto del 1751.
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