Il Tirreno

Stangata sulle cave: aumenta la tariffa

di Melania Carnevali
Stangata sulle cave: aumenta la tariffa

Sale a 15 euro (da 9,80) il contributo che i concessionari dovranno pagare per l’estrazione. Berti: entro l’estate il regolamento

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MASSA. Calcolare il “vero” valore del marmo e portare la tariffa (comprensiva di tassa marmi e canone di concessione) a 15 euro (da 9,80, più 50%). È l’obiettivo che si è posta l’amministrazione comunale in previsione della stesura del regolamento degli agri-marmiferi. Un testo che la città aspetta da, più o meno, novant’anni, ossia da quando venne emanata una legge mineraria, il 29 luglio 1927, che nel fare tabula rasa della normativa precedente stabiliva che, «entro un anno» dalla pubblicazione del decreto (quindi nel 1928), i comuni di Carrara e Massa avrebbero dovuto emanare un regolamento per la disciplina delle concessioni degli agri marmiferi. Carrara lo ha partorito quasi 70 anni dopo: nel 1995 con l’allora sindaca, Emilia Fazzi Contigli. Massa lo deve ancora partorire. Un embrione di testo arrivò negli uffici tecnici qualche anno fa, ma poi se ne sono perse le tracce. Sono passati 90 anni da quel regio decreto, di giunte ne sono passate a valanga e alcune hanno fatto pure il bis. Ma il regolamenti per la disciplina delle cave massesi ancora non c’è.

Adesso una nuova legge ci riprova. È il testo unico sulle cave della Regione, la legge 35 del 17 marzo del 2015, che impone ai Comuni di dotarsi di un regolamento entro l’ottobre di quest’anno.

Massa parte da zero. «Abbiamo dato mandato agli uffici da tempo - fa sapere il vicesindaco e assessore all’ambiente, Uilian Berti - di creare una bozza da portare nelle commissioni di riferimento entro l’estate e entro ottobre sarà pronto». Il testo verrà pensato e elaborato sulla base dello studio commissionato al centro di Geotecnologie dell’Università di Siena: un approfondito sulle attività estrattive delle pietre ornamentali, attraverso ricerche in ambito topografico, geologico e strutturale. Una prima vera fotografia delle miniere massesi: della loro grandezza, della loro qualità, del loro valore di mercato, dei ravaneti, che permetterà di capire se vengono rispettati i piani di coltivazioni, elaborare i piani di bacino, previsti dal piano paesaggistico regionale e, non da ultimo, stabilire il valore del marmo.

È questo è uno dei punto nodali del regolamento. Attualmente i concessionari di cava pagano una tariffa (la tassa marmi) fissa di 9,80 euro a tonnellata. In più pagano un canone annuo di concessione di 2,4 centesimi a metro quadro. Duemila volte meno di quanto paga il titolare di un bar o di un ristorante per il suolo pubblico nel centro storico, dove la tariffa per metro quadro oscilla da un minimo di 19 euro a un massimo, appunto, di 50 euro a metro quadrato.

Qualche esempio: la Fratelli Giorgini srl, per la su cava Piastrone, in cui si trovano alcuni dei marmi più pregiati al mondo, paga 3.420 euro all’anno. La Giorgina Marmi srl per la sua Filone Fondone paga 4.790 euro all’anno; Turba cava Romana srl per la sua cava Rava circa 4.000 euro; la De Angelis Giovanni per la cava Madielle 2.063 euro.

Secondo la legge regionale sia la “tassa marmi” sia la concessione dovranno essere calcolate sulla base del valore medio di mercato della tipologia di marmo e, in ogni caso, non potranno superare (insieme) il 15% del valore di mercato del marmo stesso. La sola tassa marmi non potrà superare invece il 10% del valore medio di mercato.

E qui si apre il dilemma. Chi stabilisce qual è il valore medio di mercato non essendoci una borsa del marmo? «In base alle fatture? - si chiede Nicola Cavazzuti, consigliere comunale di Rifondazione comunista e presidente della commissione ambiente - Il rischio è sempre quello di ricorsi. In ogni caso, il vero valore medio di mercato, dovrebbe tener conto dei costi sociale del marmo: dell’inquinamento, delle strade, del danno ambientale. Se quello che il Comune incassa non è sufficiente a coprire i costi, che interesse può avere la comunità a dare la concessione?».

Per i canoni di concessione il Comune adesso incassa circa160 mila euro all’anno, per la tassa marmi 1,2 milioni di euro. In tutto nemmeno 2 milioni di euro.

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