Il Tirreno

Il monito di ruggero porta

«La Resistenza non si tocca»

«Liberiamo questo ricordo dal dibattito sulle riforme costituzionali»

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MASSA. «Il 13 giugno del '44, a Forno, pochi attimi prima della strage nazifascista, una giovane donna richiama a gran voce i suoi 3 figli dal vicolo delle Scalette. Fuori è in corso la rappresaglia, lei è all'ottavo mese in attesa della quarta figlia. Riescono a rientrare in casa e la vecchia nonna chiude il portone appena in tempo, serra il chiavaccio e spinge con tutta la forza che ha per evitare lo sfondamento da parte del soldato tedesco che, quasi per il disappunto, spara attraverso il buco della serratura. Lei è colpita alla gola. Il sangue zampilla come una fontana. Sua figlia lo tampona come può fino a che non si arresta. Silenzio. La morte quel giorno non arriva in quella casa, la morte imperversa sul fiume. Quella donna vivrà ancora per anni col proiettile in gola, e la figlia e i nipoti potranno raccontare. Uno di quei bimbi, dodicenne, era mio padre».

Lo scrive Ruggero Porta, del Comitato Noi per le riforme. «Ci sono migliaia di storie, grandi e piccole come questa, sulla lotta e sulle vittime dell'invasore nazista e sulla lotta giornaliera di donne e uomini contro il feroce fascismo di quei giorni - continua - Su queste storie e sul ricordo si è strutturato e consolidato nel tempo il virus dell'antifascismo, un virus che si oppone deciso ad ogni revisionismo. La Resistenza e i suoi valori, i partigiani, tutte le vittime di quegli anni vengono oggi strumentalmente coinvolti nella polemica politica sulle riforme».

«Vorrei sommessamente suggerire - continua - di cambiare registro ed entrare nel merito delle questioni, di ogni questione, tenendo prudentemente separato ciò che non è mescolabile. Cosa c'entra la Resistenza e tutto il resto con la riforma della "parte organizzativa" della Costituzione, oggetto del quesito referendario di ottobre? Per il bene del paese e per il raggiungimento di una maturità democratica e compiuta di ogni cittadino, c'è solo da augurarsi per i prossimi mesi un dibattito più serio, lontano da ogni odiosa stortura dettata da bassi, molto bassi, opportunismi politici e partitici. Liberiamo quindi il ricordo della Resistenza partigiana, e tutto ciò che ci ha lasciato, compresa la Costituzione della Repubblica, dal dibattito sulle riforme costituzionali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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