Attenzione
Gli industriali: ora basta polemiche
Sulle cave una presa di posizione netta: «Concentriamoci sulla sicurezza. Non è vero che versiamo poco al Comune»
CARRARA. «Concentriamoci sulla sicurezza e mettiamo da parte le polemiche ideologiche».
Comincia così una lunga nota firmata dall’Associazione industriali.
«La nostra comunità è stata scossa dal tragico incidente della scorsa settimana. Indipendentemente dalle indagini, che faranno il loro corso, siamo di fronte a un evento che deve innescare una reazione ferma ed efficace. Sono stati invocati modi diversi di gestire le procedure ed è stata sollecitata l'adozione di nuove regole; sono contributi animati dal comune obbiettivo di evitare nuovi incidenti nelle cave e tutti meritano di essere presi in seria considerazione- prosegue la nota - L'Associazione Industriali non intende sottrarsi a questa sfida ed è pronta a collaborare con tutti gli altri attori per conseguire più alti livelli di sicurezza ma, visti tutti gli appelli a cambiare registri e a collaborare, non riesce a spiegarsi perché non è stata invitata dalla Regione alla riunione sulla sicurezza programmata per mercoledì a Firenze. Nonostante ciò, indipendentemente dai tavoli e dagli stati generali ai quali non intende in nessun caso sottrarsi, non verrà meno l'impegno degli associati per rivedere procedure ed organizzazione del lavoro, per intensificare controlli e per promuovere i sistemi di certificazione».
«È bene tenere presente, in ogni caso - proseguono gli industriali - che sforzi, energie e risorse devono essere concentrati sul tema della sicurezza, tenendo fuori dai tavoli le polemiche veementi di questi giorni contro le attività estrattive su aspetti che, o non sono veri, o poco hanno a che fare con la sicurezza del lavoro nelle cave». «È stato detto, per esempio, che negli ultimi venti anni si è scavato più che nei precedenti 2000 anni. Non è chiaro quali siano le fonti statistiche di queste affermazione; in ogni caso dal 1996 al 2015 (ultimi venti anni) il marmo escavato nel comune di Carrara ammonta a 19,8 milioni di tonnellate; dal 1950 al 1995, che non sono proprio 2000 anni, ne sono stati escavati 25,8 milioni (dati del Comune). Sotto queste false affermazioni si cela il tentativo maldestro di istituire una correlazione tra gli infortuni e le potenti nuove tecnologie sostenendo che sarebbe aumentata in modo esponenziale l'attività estrattiva - va avanti la nota - Anche qui, sempre in base ai dati del Comune, la verità è che da dieci anni la media dei marmi estratti oscilla stabilmente su livelli inferiori del 25% rispetto al picco del 1995». «Un'altra leggenda, anche questa di nessun aiuto per mettere a fuoco il problema della sicurezza, riguarda la presunta progressiva concentrazione dei benefici nelle mani di pochi insensibili "rentier". Anche qui dobbiamo una volta per tutti guardare negli occhi la verità, senza nascondersi dietro falsi totem: nel 1920 le cave attive erano perlomeno il doppio ed appartenevano praticamente a tre sole famiglie. Oggi le imprese familiari che gestiscono le 100 cave del territorio sono almeno 60 e alcune delle cave più importanti sono lavorate da cooperative che contano centinaia di soci». «Sono infondati e fuorvianti anche i rilievi sulla esiguità dei contributi che il settore fa affluire nelle casse comunali - sottolineano gli industriali - Molti continuano a rimproverare al Comune di accontentarsi di una quindicina di milioni rispetto a "guadagni" quantificati in 170 milioni di euro. In realtà questa cifra corrisponde semmai al valore della produzione totale dei blocchi; da questi devono essere scorporati i costi di produzione. Partendo da quella cifra, il valore aggiunto effettivo del settore si può quantificare in poco più di 110 milioni; di questi, circa 70 sono retribuzioni per chi lavora nelle cave. L'incidenza della tassa marmi (15 milioni nel 2016) e delle imposte societarie (6 milioni) va rapportata non a 170 ma a 40 milioni. Su questa misura del vero "margine industriale", la tassazione complessiva (locale e nazionale) incide perlomeno per il 50%. Comunque la mettiamo, oggi le cave non sono l'attività elitaria ed esclusiva del secolo scorso e la quota della ricchezza prodotta dal marmo che va al Comune e ai lavoratori è molto più elevata. Invece di agitare polemiche che poco ci azzeccano con il tema della sicurezza - si chiude la noto - concentriamoci sui veri fattori che impattano sulle condizioni di lavoro».
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