Il Tirreno

Incendio doloso all’emporio cinese: è allarme racket

di Cinzia Chiappini
Incendio doloso all’emporio cinese: è allarme racket

Le fiamme al Tuscania poco prima delle quattro del mattino È la seconda volta in 13 mesi, segni di effrazione sul retro

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CARRARA. Ancora fiamme al Centro Tuscania di Avenza. Ieri mattina poco prima delle 4, al bazar cinese "Lilai" e' scoppiato un incendio. Si tratta quasi certamente di un atto doloso. Se confermato sarebbe il secondo, nello stesso punto vendita, in 13 mesi. Avevano riaperto i battenti da appena un mese, ricostruendo ex novo il loro negozio andato in fiamme nella notte tra il 16 e il 17 marzo del 2015.

E ieri mattina il loro bazar di oggettistica e articoli per la casa è stato devastato ancora una volta da un incendio. Due roghi dolosi in 13 mesi: è questo il tragico bilancio del negozio "Liali" al centro Centro Tuscania di viale XX settembre ad Avenza gestito dal commerciante cinese Huang Quinfan. Poco prima delle 4 il vigilante del complesso commerciale ha dato l'allarme: di lì a poco sul posto sono arrivati i Vigili del Fuoco, accorsi con due squadre da Carrara e una da Massa. Nel giro di circa 3 ore le fiamme sono state domate e probabilmente sono stati scongiurati danni strutturali all'edificio. «La zona più colpita è quella del magazzino. Siamo dovuti intervenire con i mezzi speciali per rimuovere la grande quantità di merce bruciata» ha spiegato Aldo Ricci, a capo della prima squadra di Vigili del Fuoco intervenuta al Tuscania. «Da un primo esame dello stabile non risultano lesioni strutturali ma almeno per un giorno tutti i locali saranno inagibili per consentire la dispersione delle polveri sprigionate dalla combustione dei materiali plastici» ha aggiunto Edoardo Remedi, ingegnere incaricato dalla proprietà di valutare le condizioni dell'edificio. Sulla vicenda stanno indagando le compagnie dei Carabinieri di Fossola e di Carrara che per ora non si sbilanciano sulla natura dell'incendio ma secondo le prime testimonianze, le fiamme sarebbero di natura dolosa. Lo afferma senza mezzi termini l'avvocato Patrizia Baccigalupi, che assiste la proprietà del fondo, la società Bianchi e Bellini: «Siamo quasi certi che anche questo sia un incendio di natura dolosa. Sulla finestra del retro sono stati rilevati segni di effrazione, sull'inferriata e sul vetro» ha spiegato il legale. In caso di conferma da parte degli inquirenti, si tratterebbe del secondo incendio doloso appiccato alla stesso negozio in 13 mesi. Sì perché secondo la Procura l'incendio del 17 marzo 2015 era stato appiccato volutamente: «Il caso è stato archiviato per dolo contro terzi, gli autori del gesto non sono stati identificati nonostante le immagini del circuito di videosorveglianza» conferma l'avvocato Baccigalupi.

Il sospetto è che qualcuno abbia preso di mira il negozio gestito da Huang Quinfan: entrambi gli incendi sono scoppiati a ridosso dell'apertura dell'attività, a soli 10 giorni dall'inaugurazione il primo e a un mese dalla riapertura il secondo, quello di ieri mattina. Un messaggio diretto ai gestori di Lilai o il tentativo di scoraggiare le attività cinesi che sempre più spesso aprono sul territorio? La risposta arriverà, forse, alla conclusione delle indagini ma intanto, secondo l'Istituto Studi e Ricerche, il comune di Carrara è ancora lontano dal rischio di un'invasione di commercianti dalla Repubblica Popolare. «Il fenomeno dell'imprenditoria cinese su Carrara è ancora molto circoscritto rispetto ad altre realtà della toscana, anche se è in crescita rispetto a qualche anno fa» conferma Daniele Mocchi, ricercatore di Isr. Secondo i dati della Camera di Commercio, a Carrara nel 2015 si contavano 37 attività condotte da titolari cinesi, concentrate nei settori della ristorazione (10), del commercio al dettaglio (8) e all'ingrosso (7): nel 2010 erano 22. Questo significa che in 5 anni si è registrato un aumento del 68%.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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