Il Tirreno

Esplode la rabbia dei commercianti: non siamo tutelati

Esplode la rabbia dei commercianti: non siamo tutelati

Il testimone Vincenzo Cuttà: ho visto uscire le fiamme Il dito puntato: c’è il rischio che qui non investa pìù nessuno

2 MINUTI DI LETTURA





CARRARA. Sconforto, preoccupazione e anche molta rabbia tra i titolari delle attività del Centro Tuscania di Avenza. I numeri parlano da soli. Due incendi in 13 mesi al bazar "Lilai", più un terzo, datato 28 settembre 2015, in un capannone distante poche decine di metri, certo non fanno dormire sonni tranquilli a nessuno. E il sentimento, ieri mattina era proprio quello della preoccupazione.

È preoccuato anche Vincenzo Currà titolare del Bar Sonia e del ristorante Re Gambrinus: al Tuscania fa affari da 20 anni, senza mai aver subito nemmeno un tentativo di furto. Poi ci sono stati i tre roghi.

Lui ieri mattina era lì, ad aprire il suo negozio, e ha visto tutto: «Era poco prima delle 4 stavo aprendo il bar e ho visto il vigilante che correva come un pazzo. Poco dopo sono arrivati i vigili del Fuoco e quando hanno aperto il portone del magazzino di Lilai ho visto le fiamme che uscivano» racconta il ristoratore. Accorso sul posto ha notato anche lui i segni di effrazione sull'oblò: del resto anche il locale che ospita il suo ristorante, ne ha uno identico.

«Hanno forzato l'inferriata e rotto il vetro, probabilmente l'incendio è stato appiccato da lì» spiega Currà.

A lui, il primo incendio è costato oltre 40 mila euro, di cui 25 mila euro "solo" per la bonifica dalle ceneri che, sicuramente, dovrà essere ripetuta anche questa volta.

Decisamente più arrabbiato Almo Bertani, proprietario del fondo adiacente a quello di Lilai: «Io penso che questi commercianti cinesi sappiano chi è stato. E noi dal canto nostro non ci sentiamo tutelati dalle istituzioni. Due incendi in un anno allo stesso negozio indicano che c'è davvero qualcosa che non va».

Secondo gli imprenditori della zona il rischio è anche che questi episodi trasformino il Centro Tuscania in un deserto: «I fatti parlano da soli. Dopo il primo rogo gli uffici al primo piano dello stabile sono rimasti sfitti. E nel frattempo noi abbiamo dovuto sborsare decine di migliaia di euro per rimediare ai danni» ha aggiunto Roberto Violi di Siam.

Sul gestore del negozio colpito dal doppio incendio, Huang Quinfan, e sui suoi connazionali che lavorano con lui, probabilmente familiari, nessuno si sbilancia: come vuole il clichè anche questi cittadini cinesi sono molto schivi e riservati: «Non vanno nemmeno a fare colazione al bar, io li avrò visti solo tre volte- dice Roberto Currà – che pure si trova a pochi metri dal loro negozio» confermano i commercianti della zona che, raccontano, non hanno praticamente mai interagito con il personale di Lilai.

Cinzia Chiappini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa