Il Tirreno

Tettoia abusiva, condannato Gazzoli

Pena sospesa perché ha già smantellato l’opera. «L’ho fatto in buona fede, in attesa dell’autorizzazione»

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MARINA DI MASSA. È stato assolto per il campo da beach volley e per il parcheggio dei motocicli, non per la tettoia che aveva realizzato all’interno del suo stabilimento balneare. Il titolare del bagno Sara, Stefano Gazzoli, difeso dall’avvocato Riccardo Balatri, è stato condannato a dieci giorni di arresto e a una multa.

La pena è stata sospesa, anche perché l’imputato aveva già regolarizzato l’unica pendenza rimasta in ballo. Era stata la capitaneria di porto a ravvisare le irregolarità nel febbraio del 2015 ed erano scattati i sigilli per le tre opere.

L’avvocato Balatri, e l’allora presidente dell’associazione dei balneari Riviera apuana, avevano prima ottenuto il dissequestro e una volta a processo sono riusciti a dimostrare che sia il campo sia il parcheggio erano già esistenti da parecchi anni.

Il reato si era perciò prescritto. Non la tettoia, che comunque era stata abbattuta prima dell’inizio della stagione estiva come avevano disposto dopo il loro sopralluogo l’Agenzia del Demanio, il Comune e la capitaneria di porto. Così la pena è stata anche sospesa.

«Per quanto riguarda il campo da beach volley e il parcheggio - ricostruisce con Il Tirreno, Stefano Gazzoli - sono interventi che ho realizzato nell’estate del 2009 e nel novembre del 2010, quindi quando è intervenuto la Capitaneria di porto erano già finiti in prescrizione. Effettivamente c’erano difformità, ma erano in buona fede».

Il balneare aveva infatti chiuso il campo da calcio «per evitare che il pallone finisse nella piscina del bagno accanto», ricostruisce Gazzoli. «Inoltre - aggiunge - lì, a quanto pare, doveva esserci una piscina e non un campo da calcio. Questa è la normativa italiana che prevede che ci siano difformità anche se fai meno di quello che potresti fare. Cioè per legge è difformità sia che tu faccia tre stanze in più, sia che tu ne faccia tre in meno». Per quanto riguarda il parcheggio invece, «avevo appoggiato dei piastroni in terra per trasformali in un parcheggio a parte per bici e scooter: era un modo per non farli cadere e evitare disagi con le auto».

Tutto finito in prescrizione, come detto. Ad eccezione del punto d’ombra realizzato nel giardino.

«Avevo chiesto l’autorizzazione al Comune di Massa - racconta ancora Gazzoli - ma tardava ad arrivare. Eravamo già in ritardo con la stagione, era luglio, quindi ho pensato, sempre in buona fede, di tirarlo su in attesa dell’autorizzazione, che poi è arrivata poco dopo».

Per questo il balneare è stato condannato a dieci giorni e a una multa. Pena sospesa, proprio perché nel frattempo ha provveduto a sanare tutto. «Ho buttato giù tutto poco dopo l’arrivo della Capitaneria», ricorda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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