Il Tirreno

Frana Lavacchio in appello, la procura di Massa: "Non fu evento eccezionale"

Frana Lavacchio in appello, la procura di Massa: "Non fu evento eccezionale"

Il pm ha impugnato le assoluzioni dei sei imputati confutando il lavoro del perito Soffio insiste: "Ecco dove il geologo nominato dal tribunale si contraddice"

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. La procura non accetta la ricostruzione fatta dal perito del tribunale, il geologo Giovanni Gabriele, e di conseguenza le motivazioni della sentenza, firmata dal giudice Giovanni Sgambati, che ha assolto Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade). Ma anche il libero professionista che ha certificato i lavori, Antonio Cirillo, e il titolare della ditta, Paolo Busticchi. I sei imputati del processo per la frana di Lavacchio, quella che la sera del 31 ottobre strappò ai loro cari Nara Ricci e il suo figlioletto di appena due anni Mattia Guadagnucci.

Il pubblico ministero impugna il verdetto e chiede a Genova di valutare meglio ciò che dice il consulente nominato da tribunale. A cominciare dall’affermazione che in sentenza ha pesato di più: l’eccezionalità dell’evento, dato che in perizia stima in tempi di ritorno di 234 anni le precipitazioni nelle 24 ore di quel drammatico 31 ottobre (oltre a Nara e a Mattia quella sera a Mirteto morì anche Aldo Mandredi): «A confutazione di tale metodo di calcolo (quello tratto dalle procedure di regionalizzazione adottate dal centro funzionale), il pm evidenziava in memoria che la fonte normativa del limite duecentennale (quella che oltre la quale non si è più imputabili per le conseguenze di un episodio che avviene così raramente) veniva violata dal perito laddove reputava di disapplicare le tecniche di regionalizzazione delle rilevazioni imposte dal richiamato accordo, sostituendole con tecniche inferenziali “focalizzate però nell’area di interesse” attraverso l’utilizzo della serie storica di rilevazioni tratta da unico pluviografo».

Per il sostituto procuratore quella del consulente è stata un’operazione «estemporanea priva di rilievo scientifico, in quanto in aperto contrasto con l’analisi della frequenza delle precipitazioni, dalla Regione Toscana espressamente sviluppata sulla regionalizzazione delle rilevazioni. L’operazione del perito ha quindi la singolarità di adottare il discrimine costituito da tempi di ritorno duecentennali introdotto dalla Regione Toscana, per poi disapplicarne il metodo di rilevazione scientifica che ha consentito di giungere a tale risultato». E ancora: «Come se non bastasse, quasi a voler mettere le mani avanti su un altro procedimento, Soffio tira in ballo anche Mirteto: «Il perito giunge a individuare un tempo di ritorno di 32,5 anni sulla scorta del medesimo pluviografo di Massa, giudicato però non tale da far ritenere eccezionale l’evento registrato a Candia Scurtatola (distante circa 200 metri in linea d’aria dalla zona del disasto del presente procedimento)».

Il pm impugna la sentenza perché «le gravissime lacune e contraddizioni che affliggono l’espletata perizia sono tali da imporne la rinnovazione, non consentendo al giudice di appello di decidere allo stato degli atti. La ripetizione dell’incombente pare infatti dotato del carattere di decisività nel senso che lo stesso si appalesa in grado di eliminare le suddette contraddizioni e incertezze, soprattutto alla luce della assoluta inattendibilità del criterio prescelto dal perito di privilegiare la serie storica di rilevazioni tratta da unico pluviografo. L’inaffidabilità del calcolo peritale emerge evidente nella perizia depositata in espletamento di identico incarico per la frana che ha colpito l’adiacente zona del Mirteto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa