Gioco
Il piano B degli anti forno: funzioni solo per residenti
I cittadini delle zone collinari sperano ancora di bloccare l’accensione ma puntano anche a limitarne l’attività: temono rischi per la salute
CARRARA. Anche se ancora non rinuncia all'idea di fermare la costruzione del forno crematorio, con un pool di avvocati a caccia di vizi legali a cui appigliarsi, il comitato di Turgliano ridefinisce i suoi obiettivi nella battaglia contro l'impianto progettato da Amia e Apuafarma e lo fa nel corso di una riunione alla ex scuola elementare di Fossone, alla presenza di una quarantina di residenti delle zone limitrofe al cimitero. Nessuno tra gli abitanti del Marasio ha intenzione di gettare la spugna ma intanto, mentre i lavori in via Turgliano procedono rapidamente, il comitato si è dato un elenco di priorità. Mentre un pool composto da quattro avvocati residenti nella sta studiando atti e carte, alla ricerca di cavilli e vizi di forma che possano servire la causa dei "no-forno", il comitato lancia una richiesta forte e chiara all'amministrazione e ai vertici di Apuafarma: «Che almeno sia un impianto riservato ai soli residenti a Carrara» chiedono all’unisono dal Marasio. Il tema è già stato parzialmente discusso in occasione del consiglio comunale dello scorso 4 aprile quando, rispondendo proprio a uno degli abitanti intervenuto in assise, l'assessore all'Ambiente Massimiliano Bernardi ha dichiarato: «Io penso che il forno crematorio debba servire Carrara ma non solo». Insomma la linea dell'amministrazione è quella di utilizzare l'impianto anche per accogliere le richieste che arriveranno da fuori il nostro territorio, un’ipotesi che il comitato di Turgliano boccia senza mezzi termini, accusando Apuafarma di voler accogliere più salme possibile solo per far cassa. La preoccupazione dei residenti è che la potenza dell'impianto sia direttamente proporzionale ai "danni" che crea. Lo ha spiegato in termini scientifici Lorenza Giromini, biologa e residente del Marasio: «Ci sono due cose che mi preoccupano: il fatto che l'impianto lavori ad alti regimi e che la sua gestione a lungo termine possa essere inficiata dal debito di Apuafarma». La biologa si è soffermata a lungo sulle conseguenze che una cattiva manutenzione dell'impianto potrebbero avere sull'ambiente: il pericolo maggiore è quello della fuoriuscita di diossina - come accaduto a Pisa - una sostanza altamente cancerogena, sia quando si diffonde nell'aria sia quando si deposita sul terreno ed entra nella catena alimentare. Anche per questo il Comitato lancia una seconda richiesta, ovvero essere parte attiva nei controlli sulla gestione del forno crematorio: «Vogliamo sapere ogni quanto vengono cambiati i filtri, vogliamo controllare i dati sulle emissioni» ha spiegato Paolo Dell'Amico, invitando l'amministrazione a fare un passo indietro sull'apertura dell'impianto ai non residenti.
«Chissà poi cosa accadrebbe con un impianto da 1200 kw...lo farebbero lavorare anche la notte, cremando anche 40 salme al giorno» ha ventilato Giorgio Leonardi, un altro residente della zona, dando così voce al sentimento di scarsa fiducia che molti suoi vicini provano non solo nei confronti dell'amministrazione ma un po' di tutte le istituzioni deputate ai controlli, incluse Asl e Arpat. Anche per questo prosegue il lavoro sul fronte legale: l'avvocato Alessandro Pasquini ha spiegato che insieme ad alcuni colleghi, si stanno setacciando documenti e atti alla ricerca di irregolarità e vizi che possano fare il gioco del Comitato. «Per ora negli atti del municipio non abbiamo individuato vizi formali utili a una impugnativa» ha spiegato il legale, precisando che però ci sono ancora alcuni spiragli aperti, incluso il contenzioso sulla gara aperto da una delle società che si era candidata alla fornitura dell'impianto. Insomma il comitato di Turgliano non sembra affatto intenzionato a rinunciare alla sua battaglia ma, al contrario, rilancia l'appello al sindaco affinchè si renda disponibile al più presto per un confronto: la richiesta protocollata qualche settimana fa per ora è rimasta inascoltata e i residenti del Marasio sono sempre più irritati. Anche per questo nei prossimi giorni partirà una sorta di campagna di sensibilizzazione per allargare il numero di cittadini interessati a questa vicenda perché, concludono dal Comitato di Turigliano, «se e quando ci sarà il forno crematorio, in caso di disfunzioni, non saremo certo solo noi a pagarne le conseguenze».
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