Sicurezza
«L’escavazione è ai limiti di guardia»
Allarme di Sinistra anticapitalista: il rispetto dei protocolli di sicurezza è ridotto ai minimi termini
CARRARA. «Abbiamo rinunciato a commentare "a caldo" la tragedia avvenuta in una cava del bacino di Gioia. Ci sono i giorni del lutto durante i quali il rispettoso silenzio e la sobrietà dei più costituiscono, secondo noi, il miglior sostegno». Comincia così la nota di Sinistra Anticapitalista, circolo di Massa - Carrara. «Nella nostra provincia si sono registrate in dieci anni otto vittime, con una media di una "morte bianca" ogni 15 mesi; nella sola Carrara, negli ultimi sette mesi, gli infortuni mortali sono stati 5- prosegue la nota - Queste morti e le loro dinamiche stanno ad indicare due cose ben precise: il rispetto dei protocolli di sicurezza è ridotto ai minimi termini; la capacità della montagna di sostenere l'impatto violento dell'escavazione è ormai arrivata oltre i limiti di guardia».
«Sul primo punto che dire, se non l'ovvio- continua la nota - la frenetica corsa al profitto e il mantenimento della rendita impongono organizzazione, tecnologie, modalità e ritmi di lavoro che fanno a pugni con le regole minime di sicurezza, mentre l'attività degli organi di controllo e dei responsabili della sicurezza si rivela perlomeno inadeguata; che dire poi dell'attività dei sindacati ridotta a rito e rappresentazione di sé». «Sul secondo punto si continua ad ignorare il fatto che in larga parte dei bacini marmiferi carraresi le cavità sotterranee create dalle escavazioni "in galleria" e i dislivelli ( tecchie o gradonamenti) tra la base delle lavorazioni e la sommità hanno ormai raggiunto dimensioni e determinato interferenze tali che è la stabilità di parti intere delle montagne ad essere messa in gioco- prosegue la nota di Sinistra anticapitalista - Le forze che tengono in equilibrio, tra loro, i versanti e la geomeccanica della montagna sono ormai troppo spesso compromessi. I nostri monti che, per gli antichi, costituivano lo scheletro della terra, sono oggi malati come lo scheletro di un vecchio segnato da malattie ossee e gravi infortuni».
«Questa è la situazione oggettiva; basta passare, con occhi disincantati, per i nostri principali bacini marmiferi per rendersene conto. Servono quindi misure radicali per disinnescare la bomba idraulica che sta sopra la testa della città e salvare vite, lavoro e anche il marmo- si legge ancora nella nota - È necessaria una ciclopica opera di riconversione: analisi di tutte le attività a rischio (contiguità delle escavazioni), con contestuale sospensione delle stesse, attraverso studi congiunti su ogni versante e su tutte le interferenze, sia per le attività a cielo aperto che in sotterraneo. Contingentamento e progressiva riduzione della produzione. E ancora: conduzione diretta da parte del settore pubblico di alcuni tra i migliori giacimenti per ottenere risorse sufficienti al sostegno del risanamento dei cantieri di cava e dell'ambiente e al rilancio della lavorazione del marmo a livello local; approvazione di una legge regionale per le cave e per le miniere che classifichi il marmo tra le lavorazioni di miniera, togliendo così ogni alibi al vergognoso balletto in corso tra il PD Toscano, il PD nazionale e gli industriali del marmo». «Questa è utopia? Pensiamo di no- si chiude la nota - Anche perché sappiamo che la realtà è fatta, sempre di più, di morti sul lavoro, di frane, di alluvioni e di vittime innocenti, di evasione fiscale, di truffa legalizzata verso una città che sta morendo e di tanto opportunismo e tanta ipocrisia».
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