Il Tirreno

Quante lacrime al passare dei feretri

Quante lacrime al passare dei feretri

E il cordoglio della famiglia del camionista albanese morto

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MASSA. «Ho già la pelle d’oca, la pelle d’oca». Sono le 17.20. Dal fondo di via Dante sbucano i due carro funebri di Federico e Roberto, i due cavatori morti giovedì scorso alla cava Antonioli a Carrara. Le saracinesche dei negozi sono abbassate, i nastri neri appesi alle vetrine dei negozi. Le voci vengono risucchiate dal silenzio al passare dei feretri. «Mi viene già da piangere», dice una donna tra folla. Una donna qualsiasi. Una donna che quei due uomini li conosceva appena per “amici di amici in comune”.

Una conoscenza alla lontana, insomma, che non toglie il dolore. Perché la morte di Federico e Roberto non è una morte qualsiasi. È una morte che non si può accettare. Federico e Roberto sono usciti di casa per andare a lavoro, salutando moglie e figli, e non sono più tornati. Le loro vite sono rimaste sotto duemila tonnellate di detriti del marmo, con tutti i sogni e i ricordi.

E allora ieri, a dar loro l’addio, non c’erano solo amici, parenti e colleghi. C’erano le istituzioni, anzitutto. Un modo, forse, di dire “grazie per quello che avete fatto”, “grazie per aver lavorato duro, di aver sudato”. Ma anche “scusa, per quello che noi, istituzioni, non siamo riusciti a fare”: tutelare le vostre vite. Ma poi c’era anche il mondo del lavoro apuano: gli operai di Nca, della Nuove Pignone, della ex Eaton. Perché chi lavora in fabbrica sa cosa significhi morire di lavoro. Gli altri, forse, no. Esserci, ieri, significava questo unirsi al dolore, esprimere la propria solidarietà. Ma anche chi non c’era lo ha fatto, anche chi non c’era si è unito al dolore.Perché può capire. Come la famiglia di Llanaj, il camionista morto nelle micidiali curve delle cave nel settembre del 2014, che scrive una lettera di cordoglio. «Il loro lutto - si legge - il loro dolore è anche il nostro. Le anime dei caduti si uniscono all’anima di nostro figlio. Vogliamo esprimere le nostre più profonde e sincere condoglianze per questa disgrazia. Così come ci piange il cuore anche per molte altre perdite delle cave di Carrara». Che ormai non si contano più.

Melania Carnevali

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