«Mi aveva offeso, per questo motivo l’ho picchiato»
Rissa al Baraonda: il teste, che ha già patteggiato la pena, scagiona gli amici imputati: «Loro non sono intervenuti»
MASSA. Ha parlato per quasi due ore Andrea Bonuccelli, testimone della rissa alla discoteca Baraonda finita con un ragazzo all’ospedale per una ferita a un occhio che in seguito gli è costata la vista. Bonucceli, che davanti al gup ha patteggiato una pena di un anno e sei mesi per le lesioni che aveva procurato al giovane, ha ripercorso quella serata, incalzato dalle domande del pubblico ministero Alessia Iacopini. Limitando le colpe degli imputati: Andrea, Alessio ed Elisa Mazzi e Andrea Benedetti. Intanto si avvicina la sentenza per questo episodio che ha visto protagonista una delle bande che ha insaguinato le strade di Massa nel 2013. Entro fine maggio la decisione del collegio presieduto dal giudice Ermanno de Mattia (a latere Fabrizio Garofalo ed Elisabetta Congiusta).
«Quando mi picchiavo con Nicholas (questo il nome della vittima) ero da solo, testa a testa con lui. Mi aveva offeso e volevo vendicarmi. Gli altri ragazzi che erano con me? Se uno si picchia testa a testa nessuno deve intervenire. È una regola della strada, lo sanno tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno partecipato a una rissa».
Bonuccelli ha raccontato quello che ha fatto nel locale al collegio che dovrà giudicare i fratelli Mazzi e Benedetti: «A un certo punto la situazione è degenerata ed è cominciato a volare di tutto. Erano gli amici di Nicholas (che nel frattempo era in terra) che lanciavano roba. Benedetti è stato colpito alla schiena». Ma sono tanti i non ricordo e le lacune che rendono la testimonianza poco linerare. E il sostituto Iacopini lo ha fermato parecchie volte per approfondire i punti più controversi. Come quello che ha visto protagonista una barista che la sera della fine maggio del 2013, quando scoppiò il putiferio nel locale, era in servizio. La ragazza era stata apostrofata con parole pesanti. Bonuccelli però non ha confermato: «Non credo che qualcuno l’abbia offesa. Il diverbio era nato perché una delle consumazioni era finita in terra e non voleva darci un altro cocktail perché sosteneva che era colpa nostra. Abbiamo discusso un po’, fino a che non è arrivato il titolare del Baraonda (Michele Bardazzi) e le ha detto di darci da bere». Il testimone ha smentito di aver rotto bottiglie o tirato bicchieri, come hanno dichiarato altre persone che hanno assistito alla scena.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.11024384:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2015/03/11/news/rissa-al-baraonda-i-fratelli-mazzi-a-processo-1.11024384]] quella serata il secondo barista che era dietro al bancone insieme alla giovane che poi ha avuto il diverbio, Richard Silvaggio. «Andrea Mazzi voleva pagare una consumazione e mi ha dato un biglietto da venti euro. Non mi sembra abbia proferito minacce o chissà cosa».
Come detto però il processo si sta avvicinando velocemente al suo epilogo. Il collegio presieduto da De Mattia ha già calendarizzato due udienze a maggio e la sensazione che entro quelle date possa iniziare la discussione con le richieste di accusa e difesa (i fratelli Mazzi sono assistiti dall’avvocato Enzo Frediani, Benedetti invece da Valter Mattarocci). Il Baraonda è stato spesso al centro di episodi simili. Giocomo Pucci aveva accoltellato lì un giovane sette mesi dopo quell'episodio. E per poco non lo aveva ucciso, dato che erano stati i chirurghi a salvargli la vita. Pucci per tentato omicidio è stato condannato definitivamente a sei anni e venti giorni. Attualmente il giovane, dopo un periodo trascorso ai domiciliari, si trova in carcere.
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