Finanza
«Lassù alle cave è una guerra»
CARRARA. «Silenzio politici, urliamo lavoratori, rialziamo la testa ed esigiamo dignità»: il gruppo Germinal del Fai grida così la propria rabbia per la tragedia che si è consumata giovedì scorso a...
CARRARA. «Silenzio politici, urliamo lavoratori, rialziamo la testa ed esigiamo dignità»: il gruppo Germinal del Fai grida così la propria rabbia per la tragedia che si è consumata giovedì scorso a Cava Antonioli. «Basta versare lacrime sulle tombe dei compagni che dividono con noi fatica e tribolazioni» dicono gli anarchici del Germinal in un volantino, distribuito in città in queste ore, dove si ricorda che il numero degli infortuni dal 2005 a oggi è di «1258, circa uno ogni due giorni: un bollettino di guerra». E in effetti, secondo il Germinal, alle cave è in corso un vero e proprio conflitto, «tra chi, ricattato dalla penuria di lavoro e spaventato dalla crisi diffusa china la testa e viene sfruttato come le stesse montagne nelle quali tutti i giorni versa sudore e sangue» e coloro che, al contrario, sono concentrati solo «sulla massimizzazione del profitto a breve termine, fagocitano i monti e immolano i lavoratori sull'altare della produzione e dei costi da ottimizzare». Insomma nei bacini di marmo di Carrara sarebbe in corso una guerra di classe, «con la complicità dei politici» che, auspicano dal Germinal, «abbiano la dignità di stare zitti dopo aver calpestato con le loro leggi i diritti della classe operaria».
Sulla tragedia a cava Antonioli torna anche l'Unione Sindacale Italiana - sezione di Carrara, una sigla che fa capo al movimento anarchico. Usi ha scelto di prendere una posizione che anche dal punto di vista della comunicazione è già di per sé una denuncia: invece di mettere a punto una nuova nota, il sindacato anarcoide ha "rispolverato" l'intervento divulgato in occasione della morte di Nicola Mazzucchelli, il cavatore di 46 anni ucciso a novembre 2015 da una perlina di filo diamantato. Per sei mesi quella nota è rimasta esposta al circolo Goliardo Fiaschi di via Ulivi a conferma della volontà di Usi di non archiviare queste tragedie e di sottolineare la drammatica ripetitività di questi episodi: «Proviamo rammarico per l'ennesimo caso di morte in cava in cui sentiamo alzarsi le voci di tanti, ma non quella dei cavatori, che (...) paiono vivere come ineluttabile una condizione lavorativa che li espone al pericolo più grande» si legge nella nota. Usi insiste sulla impossibilità di accettare il concetto di un lavoro «pericoloso per sua natura».
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