Sicurezza
«Mie le lettere anonime ma niente avances»
CARRARA. «Se ho una colpa è quella di aver inviato degli esposti anonimi. Non esistono le avances sessuali». Ha risposto alle domande dei magistrati per quattro ore, il religioso, meteora la scorsa...
CARRARA. «Se ho una colpa è quella di aver inviato degli esposti anonimi. Non esistono le avances sessuali».
Ha risposto alle domande dei magistrati per quattro ore, il religioso, meteora la scorsa estate alla 46a Brigata Aerea di Pisa nel ruolo di cappellano militare. Un incarico portato avanti a partire da giugno e solo per qualche mese.
All’apertura dell’inchiesta a suo carico per calunnia aggravata e stalking, dopo la denuncia di un militare campano che si ritiene vittima delle sue attenzioni, l’Ordinario Militare d'Italia lo aveva rimosso.
Nei giorni scorsi la curia di Pompei, dove il religioso è stato vice rettore del santuario, lo ha invitato «ad astenersi dall'esercitare pubblicamente il ministero sacerdotale».
È una storia in cui si intrecciano tonache e divise, amicizie antiche e gelosie. Ma anche aspettative tradite, relazioni personali prima coltivate con affetto e poi interrotte che avvelenano di rancore i rapporti un tempo idilliaci e poi sgretolati.
La Procura deve chiarire se il sacerdote ha commesso quello che il militare, originario della Campania e in servizio a Massa-Carrara, ha scritto nella querela dove il rifiuto di cedere a richieste di natura sessuale avrebbe innescato il fuoco di fila di lettere anonime, diffuse in copia, con accuse infamanti per il giovane in uniforme. Davanti ai magistrati, l’indagato ha respinto ogni accusa facendo solo un’ammissione, quella degli esposti anonimi. Condotta di sicuro poco elegante in generale e per un religioso in particolare, ma inevitabile da confessare per le prove collezionate dai carabinieri durante le indagini avviate nella massima riservatezza sentendo testimoni ed eseguendo sequestri.
La premessa della vicenda è che i due protagonisti della storia si conoscono da anni. L’accusatore era considerato uno di famiglia a Pompei ed era stato cresimato dall’ormai ex cappellano della Brigata Aerea di stanza a Pisa che lo aveva aiutato in più occasioni. Era conosciuto il vice rettore del santuario per mettere una buona parola con i vertici militari a favore di quei giovani che volevano arruolarsi.
«Non ho mai tentato di avere rapporti sessuali con nessuno né ho mai fatto delle avances» ha ripetuto ai legali e al magistrato il parroco rilanciando la palla di un eventuale reato, la calunnia, verso il militare. «Ho sbagliato ad aver fatto quegli esposti anonimi, ma solo questa è la mia colpa. È orrendo che questa persona che è vissuta a casa mia, che è stata curata da me e dalla mia famiglia quando ha avuto gravi problemi di salute, sia arrivata ad inventare tali cose sul mio conto» ha voluto precisare don Antonio nella sua difesa durata ore. Sfuggente sul motivo degli esposti anonimi che attribuisce a generici sentimenti di rivalsa, il religioso sostiene di essere stato dimenticato dall’amico contestandogli un’ingratitudine che lo ha portato a diventare un “corvo”. «Gli scrivevo solo perché non lo vedevo da tempo, nessuna richiesta sessuale e ora lui mi accusa per vendicarsi» ripete da giorni.
Riguardo alla sveglia con telecamera nascosta, trovata nel corso di una perquisizione (sono stati acquisiti anche sei pc e due hard disk per le memorie esterne), la spiegazione è che «mi era stata regalata e la usavo solo per guardare l'ora». Per l’accusa, invece, era uno strumento con cui poteva filmare i suoi incontri privati.
Da settimane il religioso indagato per calunnia aggravata e stalking nei confronti di un militare si trova nella casa natale a Picerno (Potenza) dove si prepara ad affrontare le contestazioni che lo hanno travolto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
