Il Tirreno

Apuane di sangue

Morti in cava, il giorno dell'addio e del lutto

Melania Carnevali
Morti in cava, il giorno dell'addio e del lutto

Il lavoro si ferma per i funerali dei due cavatori travolti dalla frana di giovedì. Saranno celebrati in Duomo a Massa alle 17

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CARRARA. Due città che si tingono di lutto. Massa e Carrara oggi saluteranno per l’ultima volta Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, i due cavatori morti giovedì scorso nelle Alpi Apuane, sotto una frana maledetta che si è divorata le loro vite. Vivevano entrambi a Massa: uno, Federico, nel Candia, e l’altro, Roberto, a Casette, ma lavoravano dall’altra parte della montagna, nel bacino di Colonnata, a Carrara, alla cava Antonioli, dove avevano trovato lavoro.

Un destino beffardo li ha voluti uniti nella tragedia e rimarranno uniti anche nell’addio, che si celebrerà oggi alle 17 al Duomo di Massa. E, come programmato, sotto le Apuane, sia a Massa sia a Carrara, sarà lutto cittadino. Fiocchi neri attaccati alle vetrine, saracinesche abbassate: oggi si piangono i morti. Con quel silenzio e quel rispetto che si pretendono in questa storia. Nelle cave, poi, non volerà una mosca. Nessuna ruspa al lavoro, nessun operaio a tagliare blocchi. I sindacati (Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil e Cobas marmo) hanno infatti annunciato uno sciopero di otto ore, il secondo dal giorno della tragedia. Con loro anche gli altri lavoratori, perché lo sciopero sarà anche per tutte le altre categorie anche se in versione ridotta: di quattro ore, «nelle ultime ore del turno», come fanno sapere Cgil, Cisl e Uil.

Perché questo non è un lutto come gli altri. Perché quando si muore sul lavoro è un po’ come morire “di più”, se ciò fosse possibile. «È un momento particolare questo, non è un lutto qualsiasi. Quando una persona muore per una malattia ha il tempo di adeguarsi. Quando uno esce di casa per andare a lavoro e non torna, no», commenta il vescovo, monsignor Santucci pochi giorno dopo il fatto. Sarà lui a celebrare la messa oggi. «Cosa faremo? Nulla di particolare. - dice - Sarà una cerimonia normale dove lasceremo ampio spazio alle riflessioni, perché è molto importante in questo caso riflettere su quanto accaduto».

Alla cerimonia saranno presenti anche i parroci di Casette e di Casone, le due parrocchie di riferimento di Roberto e Federico, ossia don Antonio Orlandi e don Ivo Ercolini, i quali in questi giorni hanno dedicato tutte le messe ai due cavatori. «E questo è successo un po’ in tutte le chiese della provincia. Un modo di esprimere vicinanza alle famiglie», chiarisce il vescovo. Ma i messaggi di solidarietà nelle due città non si contano. Li mandano i carraresi, del consiglio dei cittadini: «Un evento tragico che colpisce tutta la comunità», scrivono. Li mandano i sindacati: «Con lo sciopero - scrivono - intendiamo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie dei cavatori scomparsi e allo stesso tempo esprimere la nostra indignazione verso una situazione che non è più sostenibile».

[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.13313749:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2016/04/17/news/giuseppe-chiede-sempre-di-federico-e-roberto-1.13313749]]A Casette, giovedì sera, a una settimana di distanza dalla frana, gli abitanti ricorderanno il loro compaesano, Roberto, accedendo candele per il paese. «E pregheremo - fa sapere don Orlandi - per lui, per Federico, ma soprattutto per le famiglie, che sono quelle che rimangano e che dovranno sopportare il dolore». Già, il dolore: come riuscire a cancellarlo o anche solo dominarlo? Come reagire davanti a una tragedia che non hai mai una spiegazione? Come accettare di non aver più un padre, ad appena vent’anni? Saranno queste, forse, le domande che si porranno Giulia e Matteo, rispettivamente figli di Roberto e di Federico. Anche loro uniti in un destino: quello di essere stati sottratti dalla sbornia emotiva dei vent’anni e gettati in un girone dell’inferno dove non si capisce più se quel sentimento che si prova sia rabbia, paura o dolore.

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di Redazione web