Sicurezza
La voce degli industriali si è persa fra le Apuane - di Omar Monestier
Non c’è traccia degli industriali del marmo. Non una nota ufficiale, non un pronunciamento sui tragici fatti avvenuti per l’ennesima volta in cava. Qualche commento sparso qua e là, singole posizioni, espressioni di solidarietà. Poca roba davanti al dramma. Perché, anche se le responsabilità personali sono ancora da accertare, è evidente a tutti che la serialità di queste morti obbliga l’intero territorio a una profonda riflessione su quel che sta accadendo. Sindacati, amministrazioni comunali, lavoratori, imprenditori, Regione Toscana: tutti hanno un ruolo e delle responsabilità.
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Chi trae maggior profitto dalle cave ha il dovere di prendere posizione e di dichiarare che farà qualcosa per impedire che gli operai continuino a morire. O per davvero i padroni pensano che la questione della spoliazione delle Apuane sia una questione che li riguarda sì, ma non troppo? Verrebbe da crederlo leggendo delle numerose inchieste avviate dalla Guardia di Finanza sulla contabilità di alcune imprese del lapideo. Gli industriali del marmo respingono sdegnati i sospetti di quanti fanno di tutta l’erba un fascio. E fanno bene. Ma il dato storico è innegabile: gli operai muoiono, il marmo finisce all’estero anche per le lavorazioni minori, la Procura indaga sui profitti sottratti al fisco. E i sindacati? Questi morti sono anche una loro sconfitta. Continuare a dire “adesso basta” a ogni tragedia è una tattica che non funziona più.
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