La manifestazione
Morti in cava, il direttore dei lavori: "Non ho retto al dolore, ma quel cantiere era sicuro"
Carrara, il geologo Musetti dopo l'infarto è ricoverato all'Opa: "Continuavo a chiamarli al cellulare, erano morti tutti e due". I carabinieri gli hanno notificato l'avviso di garanzia: "Ma il cantiere era sicuro". Fissati funerali
MASSA. «Stavo male nei giorni precedenti, avevo un po’ di febbre e tosse. Ma andavo comunque in cava, perché non gli davo peso. Quel giorno invece non ci sono andato. Sono rimasto a lavorare in ufficio. Quando mi hanno avvisato di quanto era successo sono corso su, ma quando sono arrivato e ho visto l’elisoccorso, i detriti, la polvere, le grida, non ce l’ho fatta». E a quel punto è crollato a terra. Carlo Musetti, 62 anni, geologo, è il direttore dei lavori nella cava Antonioli, dove giovedì scorso è franato un costone travolgendo e uccidendo due operai, Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, e ferendone un terzo, Giuseppe Alberti ricoverato adesso in rianimazione all’ospedale Apuane. Musetti adesso è tra i tre indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura di Massa con l’accusa di omicidio colposo. Insieme a lui il titolare della Antonioli srl, Cesare Antonioli e Massimo Gardenato, ossia il responsabile della sicurezza. Un atto dovuto, che serviva ai magistrati per aprire l’inchiesta e verificare se ci siano responsabilità per quanto accaduto giovedì sulle Alpi Apuane.
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Musetti, anche lui, è stato vittima della frana. Arrivato sul posto, poco dopo l’incidente, ha avuto un infarto. A soccorrerlo, un medico dell’infermeria delle cave il quale si è accorto subito che aveva un principio di infarto e lo ha portato in urgenza all’ospedale del cuore Pasquinucci, a Montepepe, a sirene spiegate. Lì, è stato sottoposto a un intervento di angioplastica, ossia a una piccola operazione che serve per dilatare un restringimento del lume di un vaso sanguigno. E adesso è ancora sotto osservazione. «È già stato sottoposto a una angioplastica con stent - racconta la figlia, Serena, che è anche un medico - ma ha il cuore è stato danneggiato, quindi verrà sottoposto a un’altra angioplastica e poi lunedì gli faranno una coronarografia. Nella peggiore delle ipotesi dovranno mettergli un bypass».
Musetti parla proprio dalla sua stanza di ospedale nel reparto di cardiochirurgia adulti a Montepepe. È l’ora di pranzo, l’unica ora (oltre alla colazione e alla cena) in cui sono concesse visite in quel reparto. Nella stanza con lui ci sono la moglie e la figlia, che cercano ancora di tranquillizzarlo.
Ci invita a entrare, chiedendoci però di non fargli domande, non troppe almeno, di non costringerlo a ricordare, a raccontare. «Non ce la faccio a parlare», dice buttando giù come un boccone la prima immagine di quella mattina. «Una sensazione troppo forte, brutta. Non ce l’ho fatta a sopportarla», continua. Musetti lavora nella cava Gioia Cancelli da circa trent’anni. Cioè da sempre. Benedetti e Ricci erano arrivati rispettivamente in quella miniera gestita dai fratelli Antonioli un anno e due anni fa. Ma per lui non erano solo colleghi. Erano amici, fratelli. Erano una famiglia. Perché la cava è così. Trasforma la fatica individuale in un dolore collettivo. Se soffre uno, soffrono tutti. Come in una famiglia.
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Quando ha saputo della frana, Musetti si è buttato fuori dall’ufficio per salire in cava. E mentre saliva ha provato a chiamare disperatamente due operai per sapere cosa era successo. Solo due: Benedetti e Ricci. Ma il telefono squillava a vuoto, perché i due erano sotto duemila tonnellate di detriti di marmo. «Non ce l’ho fatta quando ho visto l’elisoccorso e tutto quel disastro, sono stato male», ricorda con le lacrime agli occhi.
Non riesce a andare oltre a quell’immagine, quella dei corpi dei suoi colleghi nascosti sotto i macigni del marmo, mentre l’altro collega, Giuseppe Alberti, penzolava nel vuoto pregando dio che il filo a cui era attaccato non si rompesse. Fa male ricordare quello che è successo. Fa male ricordare di aver perso due colleghi. «Basta ora è meglio che mangi», dice la moglie. E ce ne andiamo. «Già ieri sera - spiega la figlia - sono venuti i carabinieri a consegnargli la notifica dell’avvio delle indagini che lo vedono coinvolto. Anche se lui è sereno da questo punto di vista, perché sa che la cava era sicura. Quello che è accaduto non dipende certamente da lui. Soffre solo per quello che è accaduto».
I FUNERALI
Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di proclamare "uno sciopero di 4 ore nella giornata di lunedì 18 aprile per permettere ai lavoratori di partecipare ai funerali dei due cavatori, Federico Benedetti e Roberto Antonioli che si terranno presso la cattedrale di Massa alle17. Con lo sciopero intendiamo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie dei lavoratori scomparsi ed allo stesso tempo esprimere tutta la nostra indignazione verso una situazione che è ormai inaccettabile".
La nota prosegue: "Oggi più che mai dobbiamo batterci affinché si realizzi un modello di produzione condiviso, sicuro per chi ci lavora, compatibile con l’ambiente e alleato della comunità in cui prospera. I grumi di interesse che impediscono tutto ciò devono essere rimossi una volta per tutte. Noi che abbiamo sempre creduto che l’identità di questo territorio sia inscindibilmente legata al lavoro del marmo vogliamo che chi questo lavoro lo fa e lo ama lo faccia però nella massima sicurezza, per sé e per il territorio".
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