Il dolore
Tragedia in cava, il figlio del sopravvissuto: "Babbo sei invincibile, ti aspettiamo a casa"
Carrara: Giuseppe Alberti - in rianimazione all'ospedale di Massa - ha visto i suoi due compagni di lavoro sparire sotto le maceria, ma non sa ancora che sono morti
MASSA. Federico e Roberto? Sono vivi? Dove sono? Come stanno? No, non è ancora il momento di conoscere la verità per Giuseppe Alberti, il cavatore sopravvissuto alla tragedia di giovedì scorso alla cava Antonioli, dove un costone si è staccato travolgendo due operai: Federico Benedetti e Roberto Ricci Antonioli, entrambi di Massa, entrambi padri di famiglia.
VIDEO Apuane nel sangue
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Giuseppe di figli ne ha tre, Gianluca, Gabriel e Lorenzo, e quando era appeso a un filo, nel vuoto sopra il bianco delle miniere, riusciva a pensare solo a loro, a che ne sarebbe stato se la corda a cui era appeso si fosse spezzata. Ma non è successo. Un gruppo di tecchiaioli lo ha salvato e adesso è ricoverato in rianimazione all’ospedale Apuane a Massa. Ha riportato solo qualche frattura, alla costola e al bacino, e oggi («o al massimo domani», fanno sapere dal reparto) verrà portato all’ospedale di Pisa dove verrà operato al bacino. L’umore però non risale e trascina tutto nella disperazione. Non sa ancora che i colleghi sono morti schiacciati da quasi duemila tonnellate di marmo, non sa di essere l’unico sopravvissuto, ma lo immagina. E l’immaginazione sa ferire quanto la realtà, se non di più.
Nel reparto l’accesso ai giornalisti, sabato 16, era off-limits. «Oggi è agitato», spiega il padre Graziano, dalla sala di attesa. «Non gli abbiamo mai portato i giornali per non rischiare che si agitasse troppo, ma ormai per lui è chiaro quello che è accaduto», continua. Gli Alberti sono gente di montagna, gente dura, di Forno il paesino incastrato sulle Alpi Apuane dove troneggia orgogliosa la vecchia casa socialista. Una famiglia di cavatori e muratori, la loro. Di persone abituate a lavorare duro. «Il primo lavoro di Giuseppe - racconta il padre - è stato in una macelleria. Veniva usato più come corriere e lo spedivano da una parte all’altra. Ma era felice del suo lavoro. Poi ha lavorato per un periodo a cava Romana con il fratello. Poi si era messo a lavorare nell’edilizia, aveva un’impresa con il suocero. Ma con la crisi è andata male ed è stato un mese disoccupato. Poi grazie a un contatto ha trovato questo lavoro ed era contento. Sarà dura per lui quando dovremmo dirgli cosa è successo ai suoi colleghi».
La sala d’attesa è sempre piena per lui. Ma a salutarlo possono entrare solo due alla volta. A volte nessuno. «Oggi lasciamolo stare», dice la moglie uscendo dalla stanza. «È agitato, confuso, si addormenta mentre parla». No, non è ancora il momento della verità per lui. Per lui è solo il momento di pensare a sè, a riprendersi, per ricordare senza (troppo) dolore.
Il figlio maggiore, Gianluca, di 20 anni, intanto, gli scrive un messaggio col cuore e lo pubblica sulla sua pagina Facebook. «Babbo - si legge - sarò accanto a te sempre e ovunque, fatti forza hai tre grandissimi figli che ti hanno sempre amato solo e sempre te. Da tutto il Forno il saluto più grande a te che hai dimostrato di essere invincibile amami come stai facendo adesso e ne sarai ricompensato in un modo migliore fatti coraggio e appena arriverai a casa ci sarà una sorpresona per te vedrai. Ti amo sei l’unica persona che amo».
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