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Case della polizia, la difesa smonta l’abuso

Case della polizia, la difesa smonta l’abuso

Un collaboratore di Brizzi: «Non era lui a firmare le carte». La sentenza entro la fine di maggio

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MASSA. Si avvicina il momento della sentenza del processo sulla truffa alla Associazione nazionale prima casa forze di polizia. Ad attendere la decisione del giudice Fabrizio Garofalo, a fine maggio, i due imputati, con l’accusa di truffa, appropriazione indebita e esercizio abusivo della professione, Simone Piconcelli e Riccardo Brizzi, quest'ultimo geometra, imprenditore, personaggio di spicco del Pci carrarese, nonché ex assessore. Ieri testimone della difesa, l’architetto Barbieri, ex dipendente di Brizzi, che ha scagionato il suo ex datore di lavoro spiegando come effettivamente fosse lui a sbrigare tutte le mansioni che Brizzi non poteva svolgere perché sospeso dall’ordine dei geometri.

Sono diciotto i nuclei familiari che si sono trasferiti nelle tre palazzine realizzate dalla società dell’ex segretario del Pci. E si trovano a Renella. La maggior parte di loro non sono rimasti soddisfatti dall’operato di Brizzi, dato che hanno dovuto pagare parecchi soldi in più di quelli che credevano all’inizio. e soprattutto perché ci sono stati degli abusi che hanno dovuto sanare aprendo i cordoni della borsa nuovamente. E senza condono. Un progetto nato nel 2099, con una gara che ha visto partecipare una decina di ditte. L’associazione poi ha chiesto la progettazione all’ex assessore del Comune di Carrara. Sono tutti finanzieri, carabinieri e agenti di polizia che volevano realizzare il sogno di farsi casa come volevano. Ma poi i costi sono lievitati in maniera esorbitante.

Ormai ci avviciniamo velocemente all’epilogo, visto che mancano soltanto due testi della difesa prima della discussione e delle richieste di accusa e difesa. In mezzo a tutto questo la corsa contro il tempo della prescrizione, che rischia di non far celebrare neppure l’eventuale processo di appello. Anche se Brizzi ha sempre detto che rinuncerà alla prescrizione perché convinto di essere assolto nel merito.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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