Lutto
«Il collaudo non c’era ma il Politeama fu riaperto lo stesso»
Parla il consulente del giudice: il palazzo non era in grado di reggere la sopraelevazione. Prescrizione più vicina
CARRARA. Non c’era il certificato di collaudo, come prevedeva invece il testo unico. Una mancanza non solo per i tecnici, ma anche per i dirigenti che hanno concesso il nulla osta alla riapertura del Politeama dopo i lavori di restyling. È questo quello che per sommi capi è emerso dalla seconda parte della deposizione del consulente nominato dal giudice Fabrizio Garofalo nel processo sul crollo del Politeama. L’ingegnere che ha studiato le cause del collasso dell’edificio ha spiegato alle parti cosa è accaduto secondo lui, facendo un’ampia riflessione sulle murature dei pilastri che secondo lui non erano in grado di reggere la parte superiore del Politeama.
Due furono i cedimenti. Nel 2008 cedettero le colonne; nel 2011 collassò un’intera area del palazzo, sotto il peso delle costruzioni realizzate – in gran parte abusivamente – sul tetto dell’edificio. Costringendo i negozi a piano terra del palazzo (fra cui una farmacia) a spostarsi, al transennamento della facciata, alla chiusura parziale della piazza Matteotti: un danno grave anche di immagine per la città che non è ancora stato cancellato.
Quindici gli imputati alla sbarra, fra titolari delle imprese che intervennero alle modifiche del palazzo, funzionari del Comune, professionisti, una ventina le parti civili. Ma la fine del procedimento non si vede ancora. E la prescrizione si avvicina.
Gli imputati in questo processo sono: il commercialista Ugo Tolaini e la moglie Nella Pasquini; Claudio Bacicalupi dirigente dell’Urbanistica, l’ingegnere del Comune Cesare Marchetti e Maria Teresa Tongiani, amministratore unico della srl Politeama; Silvestro Telara, architetto progettista; Laura Tuffarini, "vecchia Caprice"; Fabio Telara, progettista della sopraelevazione; Franco Bedini, ex assessore, Giuseppe Fruzzetti, membro delle commissioni edilizie; Paolo Bugliani, ex assessore; Romano Caffaz, ex consigliere comunale; Sergio Altieri, ex dirigente comunale; Giancarlo Cacciatori, architetto; Paolo Cattani, ex assessore.
C’è da ricordare che in un precedente procedimento era stata assolta l’avvocato Barbara Volpi che era accusata di avere creato, con la ristrutturazione del suo appartamento, un sovrappeso che aveva contribuito a determinare il cedimento.
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