Il Tirreno

Truffa azienda di salumi fingendosi un ristoratore

Truffa azienda di salumi fingendosi un ristoratore

L’uomo ha raggirato i proprietari acquistando carni e insaccati in quantità Dopo la denuncia il processo. Ora l’imputato è disposto a pagare la merce

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MASSA CARRARA. Si era presentato come un noto ristoratore, acquistando carni e salumi per circa duemila euro da uno stabilimento lunigianese che produce insaccati di qualità. Aveva lasciato una ricevuta bancaria a trenta giorni come garanzia. Invece prima della scadenza aveva chiamato il titolare annunciando un problema con l’istituto e già che c’era si era portato via un’altra fornitura. Tanto ormai era entrato nelle simpatie del macellaio, che lo riteneva onesta anche per il fatto che aveva lo stesso cognome della madre. Invece quel ristoratore era un truffatore - o almeno questa è l’accusa al processo nato dopo la denuncia degli imprenditori della carne - che quel denaro aveva soltanto promesso di dare, ma non aveva mai mantenuto l’impegno. Fino a ieri mattina, quando Alessandro Giacopinelli - il nome dell’imputato - ha chiesto un accordo con la parte offesa a patto della remissione della querela. E il giudice Alessandro Trinci per dare modo alle parti di trovare un accordo ha rinviato l’udienza al prossimo autunno.

Prima di quello che sembra un epilogo scontato - anche se già una volta i legali avevano cercato un’intesa che evitasse il tribunale - hanno parlato le vittime del raggiro. Spiegando che quando hanno capito che non sarebbero mai stati pagati sono andati anche all’indirizzo dove avrebbe dovuto trovarsi il locale che per due mesi avevano rifornito di carne e salumi: «Quando sono arrivata all’indirizzo che avevamo segnato - ha spiegato la testimone - mi sono accorta che non c’era alcun ristorante avviato. E a quello che sembrava in quel fondo da tempo non c’era nessuna attività. A quel punto abbiamo deciso di fare anche una visura camerale per capire se c’era stato un errore, ma il ristorante non era in quella strada e in nessuna altra parte della provincia. Non esisteva punto e basta». L’azienda ha provato a contattare il cliente, ma da quel momento lui aveva smesso di rispondere al telefono ed era diventato praticamente introvabile. «Fino a che il nostro legale - ha continuato la teste - non ha contattato l’avvocato del cliente e da lì abbiamo iniziato a trattare per il pagamento della fattura. Eravamo disposti anche a concedere uno sconto, ma alla fine non se ne è fatto nulla perché non siamo stati pagati».

Giacopinelli era stato riconosciuto anche da alcune dipendenti dello stabilimento, dato che in zona era praticamente di casa. «Sapevamo chi era, però non ci saremmo mai immaginati che non pagasse la merce. Anche se qualcuno diceva che non era una persona affidabile». Nella prossima udienza l’accordo, oppure il processo andrà a sentenza.

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di Redazione web