Sicurezza
Due padri di famiglia e un terribile destino
E il figlio di Federico si è salvato per un mal di orecchie
CARRARA. Uomini di cava, gente abituata a lavorare duro, a manovrare gru, a domare giganti. Federico Benedetti, Roberto Ricci Antonioli e migliaia di tonnellate di marmo a cancellare vite, ricordi, speranze. Due operai, due dipendenti della cava dei cinque fratelli Antonioli Srl, nel bacino di Colonnata. Tutti e due massesi: uno, il primo, nato e cresciuto nelle verdi colline del Candia, l’altro nella collina opposta, nelle “dure” Casette, il paesino che scivola sotto le cave e dove, se nasci uomo, diventi per forza cavatore. Due vite che si sono incontrate da qualche mese a Colonnata, a Carrara. E poi avvicinate ancora di più da un destino infame che li ha piazzati sotto duemila tonnellate di marmo. Tragedia che non ha confini e segna un intero territorio.
Federico Benedetti, disperso: è abituato a salire in gru, l’escavazione ce l’ha nel sangue: suo padre è il fondatore della Scaviter, oggi chiusa. I mezzi pesanti non li ha mai abbandonati: prima di esser assunto dai fratelli Antonioli, lavora per i Barattini, alle cave Michelangelo. Giovanni Barattini lo ricorda oggi come «una persona perbene, un grandissimo lavoratore che si distingueva per la sua grande professionalità. Per noi ha fatto l’ascavatorista e il palista e ha sempre dimostrato una grande competenza professionale. Siamo sconvolti e addolorati».
Come d’altronde lo è il padre. «Cosa volete che vi dica», dice quando lo raggiungiamo nella sua casa nel Candia. «Mi hanno appena detto che non ho più figlio». E punto. Non c’era da aggiungere altro. «Lo conosco sì», dice Francesco, un signore sull’ottantina che vive a una manciata di metri da lui. «Quando ci hanno detto che era Benedetti sotto le macerie, mi si è fermato il respiro. Ha anche un figlio».
Si chiama Matteo e lavora con il padre in cava. Ieri la sorte lo ha salvato: un mal di orecchie (così hanno ricostruito i colleghi) lo ha costretto ad andarsene a casa. Suo padre invece è rimasto lì. E la sorte lo ha condannato.
Come ha condannato Roberto Ricci Antonioli, disperso. Roberto lavora alla cava Antonioli, a Colonnata, da circa un anno. Vive nel versante opposto, a Casette, sempre in mezzo alle cave.
Conosciutissimo in paese, 54 anni, ha sposato Cheti Bacchelli, di Carrara ed è padre di una ragazza, Giulia, di 21 anni. Una vita trascorsa in cava, Roberto è un gruista.
A Casette lo conoscono tutti e ora tutti, silenziosi e raccolti, piangono. «Povero Roberto», dicono. La notizia è arrivata nel primo pomeriggio, ma il nome di quei due uomini sotto una montagna di marmo non li pronuncia nessuno: sono dispersi e non morti. E la speranza va rispettata.
È la tragedia della montagna e dei suoi uomini: anche Giuseppe Alberti, ferito, è di Massa.
Originario di Forno, 48 anni, sposato con tre figli. Ha sempre lavorato nell’edilizia, aveva una ditta sua con il suocero. Poi la crisi, la chiusura, un anno di disoccupazione.
«È stato un amico a trovargli il lavoro in cava», racconta la moglie Susanna fuori dal reparto di rianimazione dell’ospedale Apuane a Massa.
Giuseppe è salvo. Era appeso ad una parete della cava per controllare venature e crepe del marmo, quando il monte è franato, lasciandolo imbracato.
E rimasto lì, appeso nel vuoto, fino a quando non è intervenuto il Pegaso che lo ha salvato e portato al pronto soccorso. E da lì in rianimazione. Sta bene. Ha riportato solo qualche frattura, anche se il personale medico preferisce tenerlo sotto osservazione.
Ma non è l’unico a essere finito all’ospedale. Durante l’incidente anche Carlo Musetti, colto da infarto geologo e direttore dei lavori della ditta, si è sentito male nell’assistere alla scena. Ha avuto un infarto ed è stato portato d’urgenza all’Opa a Monteppe.
È fuori pericolo, ma non riesce a cancellare - e non ci riuscirà per molto - l’immagine della cava che si porta via due uomini. Non vuole parlare di quanto accaduto e contattato dal Tirreno taglia corto con un «no, non è proprio il caso». Non è il caso di parlare. Non è caso di versare parole inutile su una tragedia che necessiterebbe solo silenzio.
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