Da Bettogli a Gioia il lungo elenco di lutti del marmo
CARRARA. La montagna dà e si riprende. Inghiotte vite in cambio di oro, quello che Michelangelo trasformava in opere d’arte e che adesso finisce quasi tutto nella polvere del carbonato di calcio....
CARRARA. La montagna dà e si riprende. Inghiotte vite in cambio di oro, quello che Michelangelo trasformava in opere d’arte e che adesso finisce quasi tutto nella polvere del carbonato di calcio. Come, beffarda la natura, la vita degli operai. Sbriciolate sotto i macigni di marmo. Una a una. A volte anche due alla volta. Come (si teme) ieri mattina, quando un costone di roccia è franato nella cava Antonioli, nel bacino di Colonnata, travolgendo due operai: Roberto Ricci Antonioli e Federico Benedetti, entrambi di Massa, entrambi padri di famiglia e con una vita davanti. Ma come nel 1998 quando una “valanga assassina”, così venne chiamata, che si verificò alla cava Bettogli, a Calocara, spazzò via in un colpo solo la vita di due giovani cavatori: Marco Pisanelli, di 31 anni, e Francesco Bragazzi che di anni ne aveva solo 28. Era aprile anche all’epoca. Come ieri. Maledetta primavera che inganna con questa aria di vita.
Ma gli incidenti in cava ormai non si contano più. I morti nemmeno. Solo negli ultimi otto mesi ne sono morti due. Il 23 novembre scorso, nel bacino di Calocara, è morto Nicola Mazzucchelli di appena 46 anni colpito da una perlina di filo diamantato che si è staccata e lo ha colpito alla testa forandogliela da parte a parte. Era padre di quattro figli e abitava a Miseglia, il paese che si trova poco sotto le cave Calocara dove ha perso la vita. Era considerato uno dei più esperti e il padre, ora in pensione, era il capo cava. Ma in cava, l’esperienza, non basta. Mai.
Era un cavatore esperto anche Bruno Maggiani, anche lui di 46 anni, anche lui morto in una cava del bacino di Colonnata il 29 agosto scorso. È caduto da una bancata precipitando da un’altezza di 8 metri. E ancora, andando a ritroso nel tempo: Lucio Cappé, morto alla cava 103, a Calocara, colpito da un pezzo di marmo che lo ha ferito senza lasciargli scampo. Aveva 47 anni.
E come non ricordare poi Lurand Llanaj, camionista di 32 anni, morto durante il suo primo viaggio nei tornanti micidiali delle cave di marmo di Carrara.
Era solo un prova quella, perché Lurand avrebbe dovuto iniziare a lavorare due giorni dopo. Ma nulla, non ha mai iniziato: le cave si sono mangiate pure lui. Per sempre.
E il marmo si è portato via la vita anche di Stefano Mallegni, operaio di operaio dipendente di una segheria di marmi in via degli Unni a Massa, la Ital Marble Pocai. Originario di Ortonovo aveva 52 anni ed è morto schiacciato da due lastre di marmo.
Il marmo: quell’oro che dà e poi toglie.
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