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APUANE DI SANGUE

APUANE DI SANGUE

CARRARA. È partito da Firenze in fretta e furia, appena appresa la notizia dell’ennesimo incidente mortale alle cave e arrivato sul luogo della tragedia, dopo aver ascoltato il resoconto delle...

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CARRARA. È partito da Firenze in fretta e furia, appena appresa la notizia dell’ennesimo incidente mortale alle cave e arrivato sul luogo della tragedia, dopo aver ascoltato il resoconto delle autorità competenti, non ha esitato a usare parole durissime, mettendo in discussione l'intero sistema di escavazione del lapideo. Il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi non ha usato mezzi termini e arrivato alla cava Antonioli ha lanciato il suo grido di rabbia: «Prima viene la vita poi il denaro» ha sbottato il presidente toscano, ricordando la scia di sangue che ha percorso negli ultimi otto mesi i bacini marmiferi di Carrara. «Si può ancora sostenere che si tratta di sviluppo umano, di equilibrato sfruttamento della natura, e che la ricchezza è distribuita e che la sicurezza è garantita?» ha polemizzato Rossi che, ascoltati i racconti dei lavoratori, dei compagni delle vittime ha replicato. «Di lavoro non si deve morire». Anche per questo, appresa la proposta dei sindacati di categoria di sottrarre l'autorizzazione alle cave dove si registrano incidenti mortali, il governatore ha commentato: «Parliamone, verifichiamo se ci sono i fondamenti giuridici per un provvedimento di questa natura. Io dico subito che sono a favore». Rossi ha auspicato quindi l’avvio di un confronto vero con tutti i soggetti che operano nel settore del lapideo, nella speranza di trovare così soluzioni efficaci. Per quanto riguarda poi l'incidente alla cava Antonioli, il governatore ha auspicato un chiarimento rapido della dinamica, in modo da verificare, in primo luogo se ci siano state violazioni sulle norme di sicurezza perchè «L'attenzione su questo tema da parte delle nostre istituzioni è sempre altissima».

«Occorre per forza ripensare il modello complessivo sulla cultura della sicurezza e sulla lavorazione nelle cave» ha commentato il sindaco di Carrara Angelo Zubbani accorso anche lui sul luogo della tragedia. «Alcuni operatori accusano i responsabili dei controlli sulla sicurezza di essere troppo rigidi quando emettono sanzioni. Eppure gli incidenti continuano a succedere. È uno stillicidio continuo» ha aggiunto il primo cittadino invitando ad avviare una «riflessione profonda, complessiva e inevitabile di un intero modello di lavorazione, quello delle cave».

Zubbani ha ribadito che negli ultimi anni non si sono registrate impennate nei quantitativi di materiali estratti e che la produzione è costante, così come l'attenzione alle misure di sicurezza e i controlli: di qui la difficoltà di individuare le ragioni degli incidenti. «Non si può dare la colpa al destino o scaricare tutto ogni volta sui titolari dell'autorizzazione. Dobbiamo riscrivere il modello del sistema di estrazione del marmo». (c.ch.)

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