Sicurezza
Abusi sulla figlia piccola, la Procura si oppone alla scarcerazione
Massa, il legale del quarantenne ha chiesto al giudice l’affidamento ai servizi sociali. Da tempo esce dal carcere per andare a lavorare, ma ora chiede di più
MASSA. È in una cella del carcere di Massa da un paio di anni ormai, da qualche mese è in regime di semilibertà e quindi la mattina esce dalla casa circondariale di via Pellegrini per andare a lavorare e fa rientro a sera per dormire. Adesso il suo legale, l’avvocato Enrico Di Martino, ha chiesto l’affidamento ai servizi sociali. Ma la procura si oppone perché il timore è che il soggetto sia ancora socialmente pericoloso.
L’uomo, un quarantenne, è stato condannato per un reato odioso: una violenza sessuale ai danni della figlia. È stato ritenuto responsabile dal collegio che lo ha giudicato. Una storia tremenda, soprattutto per la piccola vittima. Delle violenze si erano accorti prima i compagni di scuola, poi le maestre. E la vicenda era venuta fuori in tutta la sua durezza. L’uomo approfittava delle assenze della moglie, che andava a lavorare la mattina presto e una volta solo con la bimba si comportava da orco. La piccina per questo spesso si metteva a piangere senza un motivo apparente. E qualcosa alle amichette aveva detto. Ma c’era voluto una maestra per capire tutto l’orrore che c’era dietro quelle lacrime. Da lì la denuncia e l’inchiesta che aveva accertato le responsabilità del quarantenne.
[[atex:gelocal:il-tirreno:massa:cronaca:1.3238983:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/massa/cronaca/2012/02/29/news/violenza-domestica-pauroso-aumento-1.3238983]]
La richiesta del pubblico ministero era stata pesante e così la condanna. L’uomo è finito in carcere e lì è rimasto per un paio di anni. Poi il suo avvocato ha ottenuto la semi libertà per cercare di agevolare il reinserimento di un detenuto che prima di quella storia si era sempre dimostrato un lavoratore. E gli ha trovato anche un impiego. Adesso siccome mancano meno di tre anni alla fine della pena il legale tenta la carta dell’affidamento ai servizi sociali, per fare uscire il suo assistito dalla cella in maniera definitiva e farlo cominciare a tornare a una sorta di vita normale. Ma la procura ha espresso il suo parere negativo al giudice di sorveglianza, proprio per la pericolosità del soggetto. E per il tipo di reato di cui si è macchiato. Da quando è stato condannato, in maniera definitiva, non ha più avuto alcun tipo di rapporto con la sua famiglia e soprattutto con la figlia, che nel frattempo è diventata una adolescente. La decisione del giudice arriverà tra qualche giorno, ma le speranze che si possano aprire le porte della casa circondariale per sempre sono davvero poche. L’avvocato Di Martino però ci riproverà ancora.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
