Il Tirreno

il caso

Progetto Carrara, causa da 54 milioni

Alessandra Vivoli
Progetto Carrara, causa da 54 milioni

Davanti al tribunale delle imprese la vicenda delle riserve sulla strada dei marmi: il Comune a rischio bancarotta

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CARRARA. Una spada di Damocle da 54 milioni che pende sulla “testa” della Progetto Carrara e, soprattutto, sulle casse del Comune. Una causa milionaria, per il capitolo “riserve” della strada dei marmi che potrebbe mandare in bancarotta, o almeno in gravissimi problemi economici Palazzo civico da cui la Progetto è partecipata al 100%.

La ex Adanti, oggi Strabag con sede a Bologna, ha presentato già tre anni fa il conto per le spese extra relative alla realizzazione della più importante infrastruttura della città. Sembrava si potesse arrivare a una conciliazione bonaria (con tanto di sconto, si fa per dire, fino a 10 milioni) ma le cose sono andate avanti. O meglio sono precipitate: tanto che si è arrivati prima a un decreto ingiuntivo, da parte della società bolognese, a cui la Progetto Carrara ha fatto opposizione. E adesso, con un conto da 54 milioni di euro, i due contendenti si troveranno davanti al tribunale delle imprese a Firenze. La prima udienza è fissata l’11 maggio: da quel poco che trapela si dovrebbe trattare di una udienza interlocutoria, necessaria per la nomina di un consulente (un Ctu da parte del tribunale) per esaminare le carte relative agli strascichi, contabili e giudiziari, della strada dei marmi.

Il contenzioso sulle riserve. Sono 54 i milioni richiesti, in prima battuta e ufficialmente anche davanti al giudice, "a titolo di riserve" alla partecipata Progetto Carrara, un conto salato che in ogni caso sarà a carico del Comune.

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La ex Adanti e la Progetto hanno provato a chiudere la questione ma alla fine la parola è passata al Tribunale. Il contenzioso è sulle riserve. È una cifra enorme, quella che la ditta appaltatrice dei lavori di costruzione del secondo lotto della Strada dei Marmi e della galleria della Macina, ha chiesto ufficialmente alla Progetto Carrara "a titolo di riserve". Circa 54 milioni di euro che arrivano dal registro di cantiere dove, volta per volta, la Adanti ha iscritto delle eccezioni, avanzate al Direttore dei lavori in qualità di rappresentante tecnico della società appaltatrice. Nel bilancio, relativo al 2010, si sottolineava che le richieste - che tecnicamente sono finite nel capitolo "riserve" - sono state tutte ritenute non fondate da parte dello stesso direttore dei lavori e, conseguentemente, rifiutate. E si aggiungeva che "La semplice iscrizione delle riserve non vale a costituire alcun diritto a favore dell'esecutore dei lavori il quale, pertanto, se vorrà far valere le proprie pretese in sede giudiziaria dovrà dar prova di quanto afferma".

Non solo: "Dovrà fornire una prova, per così dire, duplice, consistente: da un lato, nella dimostrazione di aver provveduto ad iscrivere tempestivamente la propria domanda nella contabilità di cantiere o, se ha proposto in termini apposita riserva, di averla esplicitata nei termini previsti; dall'altro nella dimostrazione della fondatezza dei fatti affermati e tempestivamente iscritti sotto forma di domanda". Insomma le cifre iscritte a titolo di riserve dalla Adanti sono sempre state rigettate dai direttori dei lavori della via dei Marmi. Ma il conto è cresciuto fino ad arrivare a 54 milioni. Da qui al contenzioso il passo è stato breve: la commissione che si è occupata della questione era arrivata alla proposta di accordo bonario. La parola al tribunale.

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