Il dolore
Ospedale Apuane e pulizie, multe dell’Asl
Un pool di esperti fa controlli con garze e tamponi. Le dipendenti: carichi di lavoro insostenibili e orario ridotto. Il direttore del presidio: "I controlli sono serrati e lo scopo è garantire a pazienti e visitatori la massima igiene".
MASSA. Si muovono in quattro, a volte cinque: armati di garze sterili e tamponi, compaiono quando meno te lo aspetti. Ora al terzo piano, ora al primo, ora nelle degenze, ora di fronte all’ascensore o lungo le scale. Un pool che passa a tappeto tutto l’ospedale. Obbiettivo: controllare ogni angolo, verificare detersione e sanificazione e accertarsi che sul pavimento non finisca neppure un capello. Il pool, medico e infermieristico, è in azione ogni giorno e se qualcosa non va per il verso giusto, prende carta e penna e verbalizza la sanzione. Il contratto con le ditte che si occupano delle pulizie contempla, infatti, penali pesanti in caso di mancato rispetto di tutte le prescrizioni del capitolato: le multe sono già scattate e sono salate,arrivano, infatti, anche a 5.000 euro. Penali quindi, che conferma anche Giuliano Biselli, direttore del presidio: «I controlli sono serrati e lo scopo è garantire a pazienti e visitatori la massima igiene».
A decidere il luogo in cui effettuare il controllo non è il fatidico pool: a scegliere dove puntare la lente di ingrandimento è, infatti, un software. Individuato l’obbiettivo, i “controllori” passano all’azione. Lavoro chirurgico - davvero è il caso di dirlo - il loro: raggiungono le degenze, chiedono al personale qual è l’ultima camera pulita e la passano al setaccio. Passano le garze lungo gli angoli, sui mobili, “fanno il tampone” a maniglie e interruttori, studiano i bagni, analizzano i soffitti alla ricerca della ragnatela. Aprono le porte scorrevoli lungo i corridoi, le bloccano e lasciano scorrere le garze sulle guarnizioni. Se quelle garze non ne escono linde, se le analisi del tampone confermano qualche batterio, beh scattano le penali. E sono già scattate diverse volte, per migliaia di euro. Igiene massima richiesta anche nelle parti comuni: l’ascensore, veicolo di virus e batteri, è un osservato speciale, lo è anche il corrimano lungo le scale. Una garanzia di pulizi per pazienti e visitatori perché se c’è un posto in cui la igiene è d’obbligo quello è l’ospedale. Vero però che esiste l’altra faccia della medaglia. E sull’altra faccia ci sono le 67 lavoratrici che la pulizia al Noa devono garantirla. Per loro la vita è davvero dura e non soltanto - spiegano - perché sono continuamente oggetto di controlli, ma perché a loro viene chiesto di assicurare massima igiene applicando una complessa procedura di detersione prima e sanificazione poi. Insomma, prima si pulisce, poi si disinfetta. Senza mai portare i prodotti all’interno delle degenze: spruzzini e detersivi devono rimanere sul carrello e il carrello non deve ingombrare. «Un carico di lavoro enorme, una procedura complessa - confidano - e poche ore per eseguirla, con il timore di essere oggetto di controllo, con l’imbarazzo e la difficoltà di lavorare con 10 occhi puntati addosso». Quelli del pool. Carichi di lavoro enormi, quindi, così pesanti da determinare - riferiscono - malattie e infortuni: «Su 67 lavoratrici, 17 sono in mutua».
E l’assenza di 17 persone - è la sintesi di Roberto Catelani (Cisl) - è la conferma che qualcosa non va: «Le procedure previste per le pulizie sono cambiate con il passaggio al nuovo ospedale: dove si richiedeva un intervento al mese, adesso se ne richiedono 4, ma le ore sono insufficienti e a pagarne le conseguenze sono le lavoratrici. È chiaro che sia un’impresa attuare le procedure nei tempi richiesti. Abbiamo già avuto un incontro, stiamo collaborando con le altre sigle per fare il punto».
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Insomma, il pool è in azione e lo scopo è garantire un servizio di qualità all’utenza: pavimenti in cui specchiarsi, bagni pulitissimi, igiene massima in ogni angolo. Ma - e questa è la contestazione di chi le pulizie deve farle - l’efficienza è garantita sulla pelle di lavoratrici costrette a ritmi estenuanti e continuamente nell’occhio del ciclone.
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