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Alluvione Aulla, "case e scuole costruite in zone a rischio"

Claudio Figaia
Alluvione Aulla, "case e scuole costruite in zone a rischio"

L’atto di accusa dei consulenti del pm: varianti urbanistiche che non rispettavano le normative regionali sulla sicurezza

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Case, negozi, uffici e anche una scuola costruiti laddove non si doveva, perchè le normative della Regione indicavano che lì c’era un rischio idraulico elevato, di massimo livello. È il quadro che emerge dalla deposizione fiume dei consulenti della procura, Carla Chiodini, Giovanni Menduni e Riccardo Fanti, che ha occupato l’intera udienza di ieri mattina in tribunale a Massa per l’alluvione di Aulla del 2011.

Il dibattimento vira dunque dall’esame delle presunte falle nel sistema di allerta ed emergenza (che aveva tenuto banco nella precedente udienza) all’urbanistica e alle presunte responsabilità degli amministratori cittadini – alla sbarra ci sono gli ex sindaci Lucio Barani, oggi senatore di Ala, e Roberto Simoncini oltre a un certo numero di funzionari del Comune – nel disastro che travolse Aulla, provocò la morte di due persone e danni per decine di milioni di euro.

Responsabilità che, ad ascoltare le risposte che la architetta Carla Chiodini ha dato alle ripetute e puntuali domande del pubblico ministero Marco Rappelli, appaiono diffuse. Con diverse delibere nel corso degli anni n a partire dalla fine dei Novanta, è la sostanza della sua testimonianza, il Comune di Aulla aveva rilasciato permessi a costruire in aree in cui, secondo la normativa regionale – che è sovraordinata alle leggi urbanistiche comunali – non si poteva procedere a nuove edificazioni perchè ritenute ad alto rischio esondazione.

E, invece, ecco delibere che danno il via libera a “demolizione e ricostruzione” di immobili, a “cambi di destinazione d’uso” adottate «senza che nella documentazione vi sia traccia di atti e adempimenti per verificare se tali varianti fossero rispondenti e in armonia con le regole dettate dalla Regione». sottolinea l’architetta Chiodini. «Dalle carte che abbiamo potuto visionare – dice ancora la professionista su domanda specifica del pm Marco Rappelli – le varianti che consentivano gli ampliamenti volumetrici degli edifici venivano adottate intervenendo sul Regolamento urbanistico ma non sul Piano strutturale. Si trattava di autorizzazioni alla demolizione e ricostruzione in varie zone del lungo Magra classificate come aree A2». E quei titoli a costruire potevano essere rilasciati? «No, la normativa lo esclude», è la risposta della consulente.

Di questo tipo, furono le delibere varate fra il 1994 e il 1995 (sindaco era Lucio Barani) per l’ampliamento delle scuole elementari alla confluenza fra Magra e Aulella, dove «non vi sono – secondo l’architetta – accertamenti di compatibilità con le norme riguardanti il rischio idraulico». E le varianti relative al piano di recupero di viale della Resistenza, una massiccia operazione edilizio immobiliare su 56mila metri quadrati lungo le sponde del Magra (gli atti portati in aula vanno dal 1995 al 2002, sindaco ancora Barani) con ampliamenti di 31.500 metri cubi. Atti che, testimonia la consulente del pm «richiedevano la certificazione del sindaco di conformità con i vincoli idraulici, ma che non c’erano». «Violazoine secca delle leggi edilizie», si lascia andare a commento il pm Rappelli.

La ricostruzione che emerge dalle perizie dei consulenti è insomma, tutta a favore dell’accusa (del resto si tratta di perizie di parte). Ma sarà nella prossima udienza, fissata per il 30 maggio, che la relazione dei consulenti scenderà ancora più nel particolare, allo scopo di individuare le eventuali singole responsabilità (nell’udienza di ieri non emerse) degli amministratori chiamati in causa.

Il processo, davanti al giudice Giovanni Sgambati, proseguirà poi con altre due udienze già calendarizzate per il 13 giugno e per 11 luglio, quando ci sarà il contro esame dei periti da parte degli avvocati della difesa. L’obiettivo dei difensori sarà quello di evidenziare tutte le possibili debolezze delle perizie dell’accusa e indurre così il giudice a nominare una consulenza super partes.

 

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