Il Tirreno

Argine crollato, i lavori non partono

di Cinzia Chiappini
Argine crollato, i lavori non partono

Tutto fermo sul Carrione a un anno e mezzo dal disastro. E gli abitanti di Marina e gli imprenditori protestano insieme

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CARRARA. Nuove proteste per i ritardi nell’appalto per la ricostruzione della sponda di via Argine Destro, che crollò il 5 novembre del 2014 provocando il disastroso allagamento di Marina di Carrara. E, stavolta, cittadini e imprese sono dalla stessa parte. I residenti della zona si dicono pronti a manifestare sotto le stanze dell’amministrazione regionale e i titolari delle aziende del polo di villa Ceci rincarano la dose: «Istituzioni cialtrone».

A un anno e mezzo dal crollo della sponda di via Argine Destro, i lavori di ricostruzione non solo non sono ancora partiti ma non sono nemmeno stati appaltati. Un ritardo che, sommato a un’infinita serie di promesse e scadenze disattese, provoca rabbia e proteste in chi, in quella zona, vive e lavora. E così, dopo che è stato disatteso anche l’ultimo annuncio con cui l’assessore regionale Federica Fratoni aveva dato per certo l’avvio del cantiere subito dopo Pasqua, i residenti della “zona rossa” sono di nuovo sul piede di guerra.

«La ricostruzione dell’argine doveva essere la priorità e invece non è stato spostato ancora nemmeno un sasso» dicono gli abitanti di via Cadorna, via Cairoli e delle strade limitrofe, quelle che con il crollo dell’argine del Carrione del 5 novembre 2014 sono finite sotto oltre un metro d’acqua. La paura è stata ed è ancora tanta, e nemmeno un inverno particolarmente asciutto è riuscito a mitigarla perché, ormai lo sanno tutti, il Carrione aspetta di essere messo in sicurezza, attraverso una lunga serie di opere dai monti al mare che però, avevano spiegato gli stessi esperti incaricati dalla Regione Toscana, avrebbero dovuto aprirsi proprio con la ricostruzione della sponda crollata. Così però, almeno per ora non è stato, e la gente sembra aver davvero perso la pazienza.

«La stagione buona per lavorare è questa, qui rischiamo di affrontare un altro autunno senza che sia stato fatto nulla» dicono i marinelli, annunciando di essere pronti a sfilare sotto la sede dell’amministrazione regionale pur di smuovere la situazione. Da Firenze confermano che le procedure di affidamento dell’opera sono ormai ultimate e ormai si deve attendere solo il nulla osta della Protezione civile nazionale che, garantiscono, dovrebbe arrivare davvero a stretto giro.

«Il risultato è che non sappiamo ancora chi costruirà il nuovo argine, quando inizieranno i lavori e tanto meno quando finiranno» protesta Maurizio Fontanili, uno degli imprenditori del polo del lapideo che sorge proprio in via Argine Destro. «Le istituzioni devono smettere di raccontare balle e devono dire come stanno davvero le cose», accusa ancora l’imprenditore, delegato a dar voce alle lamentele di tutte le aziende della zona.

Oltre ai timori per la tenuta dell’argine provvisorio, queste attività soffrono anche i disagi del riassetto obbligato della viabilità: con via Argine Destro chiusa nell’ingresso a monte, i mezzi e i clienti diretti al polo di via Ceci sono costretti ad allungare il tragitto, percorrendo i primi la pista realizzata attraverso villa Ceci e i secondi i labirinto di strade e stradine di Marina Vecchia. Si tratta in entrambi i casi di tragitti alquanto disagevoli, senza poi dimenticare il problema delle polveri che si sollevano dalla strada che attraversa il parco marinello e che finiscono sul viale XX Settembre. «Sono dei cialtroni, dopo un anno e mezzo non si possono sentire ancora tutte queste balle» attacca senza mezzi termini Fontanili che poi, puntando il dito contro piazza Due Giugno dichiara: «Invece di fare gemellaggi inutili in Cina, il sindaco Zubbani dovrebbe venire qui e gemellarsi con via Argine destro. Così farebbe qualcosa di utile per questa città».

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