Sicurezza
Un monumento per il partigiano Nerino
È stato inaugurato ieri a villa Schiff in occasione della celebrazione della liberazione di Montignoso
MONTIGNOSO. L’8 aprile del 1945 le truppe nippo- americane scesero dal Folgorito e, accompagnate dai partigiani, giunsero a Montignoso che assaporò la libertà. Il giovane Nerino Garbuio, 19 anni, partigiano, invece, quella libertà non la vide mai, perché morì, torturato e poi impiccato ad un albero di Villa Shiff, il 24 luglio del 1944. Due simboli, due celebrazioni ieri mattina a Montignoso: la Liberazione della città e il coraggio del giovane Nerino.
«Le istituzioni hanno l’obbligo di continuare a celebrare giornate come questa - ha detto il sindaco Narciso Buffoni davanti a decine di studenti- forse vi sembreremo degli alieni, con queste fasce al collo e questi vessilli, ma le istituzioni hanno ancora bisogno di simboli, come Nerino Garbuio e come la Liberazione. Negli anni continueremo sempre a ricordare ciò che è stato e poi a morire sperando che gli altri si ricordino delle nostre buone azioni».
Nel parco di Villa Schiff, altro simbolo di Resistenza, da ieri, grazie all’iniziativa dell’Anpi di Montignoso, sorge il monumento al partigiano Nerino, morto per la libertà: lo ha disegnato Micaela Podestà, alunna dell’istituto Gentileschi di Carrara, vincitrice del concorso indetto da Anpi e comune per ideare un’opera che rappresentasse la storia del giovane partigiano: «Non conoscevo la storia di Nerino Garbuio- dice la studentessa- ed è stato per me bellissimo arricchirmi di tanto coraggio, tanta devozione, tanta passione per la propria terra. Ho immaginato l’albero a cui fu impiccato, ma l'ho voluto pieno di foglie, non spoglio, e con una piccola farfalla posata su un ramo, perché lì fu piantato il seme della speranza». Il giovane partigiano fu catturato sulle alture da un battaglione tedesco a metà luglio e portato a Montignoso; nessuno ne fu testimone sul Folgorito, nessuno sentì spari o urla, ma i cittadini di Montignoso, la maggior parte oggi deceduti, ricordano i pianti di dolore che uscivano dalla villa, dove il giovane fu torturato prima di finire impiccato ad un albero. Il giardino, a quel tempo, non aveva grosse piante e i tedeschi furono costretti a rinforzare il ramo con altri pezzi di legno per evitare che si spezzasse. Quell’albero rimase a ricordo del coraggio di Nerino fino all'anno scorso, quando fu spazzato via dall’ultima tempesta di vento. Da qui la necessità di creare un monumento per Garbuio. Il sindaco Buffoni e il prefetto della provincia Giovanna Menghini hanno scoperto l’opera, l'albero di marmo pieno di foglie, su cui si intravede la sagoma di un ragazzo, che sembra abbracciarlo. Accanto al monumento anche una teca in cui si conserva il pezzo di legno utilizzato per rinforzare i rami dell'impiccagione e intorno villa Schiff fa rivivere lo spirito del partigiano Nerino.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google