Il Tirreno

la condanna della corte dei conti

Paolini: non difendevo la poltrona

L’ex presidente di Asmiu rivedica la scelta di fare ricorso al Tar

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MASSA. «Francamente sono stupito. Credo di essere uno dei rari amministratori pubblici che vengono condannati a risarcire le spese per aver chiesto un controllo di legalità al Tar, a un tribunale della Repubblica». Così l’ex presidente di Asmiu Carlo Paolini, commenta la sentenza c con cui la Corte dei conti ha condannato, assieme al resto dell’ex Cda a pagare le spese per un ricorso al Tar del 2013 contro l'amministrazione comunale.

Paolini sceglie la linea soft – «non voglio polemizzare coi magistrati della Corte dei conti. Non mi piacciono quei politici che polemizzano coi magistrati. È giusto esprimere le proprie ragioni ma le sentenze si rispettano e se non si è d'accordo ci si appella, cosa che sto valutando coi miei avvocati – ma puntualizza alcune cose importanti. «Ho agito come presidente di Asmiu – spiega – perché come privato cittadino non avrei avuto i titoli legali per farlo, non difendevo un mio interesse privato. Non difendevo neppure la mia permanenza all'Asmiu. È scorretto insinuare questo perché tutti sanno che le leggi consentono al sindaco di cambiare in qualunque momento il presidente e il cda e nessuno aveva chiesto la riconferma. È sbagliato dire che erano in gioco le nostre poltrone. Il ricorso riguardava la figura giuridica dell'amministratore unico non i nostri nomi che potevano essere tranquillamente cambiati».

Paolini, insomma, rivendica di avere agito per un interesse collettivo, quello di verificare, attarverso il ricorso al Tar la legittimità dell'amministratore unico in una azienda pubblica col profilo giuridico di Asmiu, che non è una Spa. «Su questo doveva pronunciarsi il Tar,non su altro».

La Corte dei conti, però, non si pronuncia su questo ma sostiene che il mandato del Cda era scaduto dopo i 45 giorni dall'elezione del sindaco, e che dunque non rappresentava più l'Asmiu e pertanto non era titolato a fare ricorso a nome e con i soldi dell’azienda.

« Anche questo è discutibile – obietta Paolini – Esiste la "prorogatio". Dopo i 45 giorni, in attesa dei nuovi organi, abbiamo abbiamo emesso numerosi atti per il normale funzionamento dell'azienda e nessuno ce li ha contestati a partire dall'amministrazione comunale, ci sono innumerevoli precedenti. Se il quarentaseiesimo giorno noi avessimo cessato le nostre funzioni, sia noi del cda di Asmiu che l’amministrazione comunale potevamo essere accusati di vari reati perché si sarebbe paralizzata l'azienda. Tra il rischio di una irregolarità amministrativa e il rischio di un reato abbiamo preferito correre il primo rischio. Quando è stato nominato il nuovo amministratore di Asmiu noi abbiamo cessato ogni attività».

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