Il Tirreno

Subappalti, assolti due imprenditori

Subappalti, assolti due imprenditori

Nessuna irregolarità nel cantiere di lavoro per il restauro della chiesa di Rometta, l’accusa aveva chiesto sei mesi

2 MINUTI DI LETTURA





FIVIZZANO. Nessun subappalto illecito, nessuna irregolarità: nell’intervento sulla chiesa di Rometta non ci sono state anomalie. È in sostanza questo l’esito del processo che si è concluso ieri mattina in tribunale a Massa davanti al giudice Alessandro Trinci per una questione di subappalti sospetti a Fivizzano.

Il giudice ha mandato assolti i due imputati del processo: Giampaolo Taglietti, direttore tecnico della Taglietti Elio e C., e il responsabile della cooperativa Arte e Restauro, Leonardo Pannunzio. Entrambi erano accusati di avere illecitamente “giocato” sulle norme che regolano il subappalto: la Taglietti avrebbe affidato parte dei lavori ad essa assegnati alla cooperativa, senza regolarizzare questa situazione. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna tutto sommato lieve: sei mesi per ciascuno degli imprenditori, ma l’esito del processo è stato diverso: tutti assolti.

La Taglietti Elio si era aggiudicata nel 2011, vincendo la gara di appalto bandita dal ministero dei Beni culturali, l’intervento di consolidamento e erstauro urgente del tetto della chiesa parrocchiale della frazione di Rometta (Comune di Fivizzano) e della canonica annessa, entrambi edifici di proprietà della curia vescovile di Massa. Si trattava di un intervento necessari per mettere in sicurezza la chiesa del paese e nel contesto di questo intervento, a quanto emerso nel dibattimento processuale, alcune lavorazioni vennero eseguite da soci della cooperativa di restauro. Ebbene, secondo l’accusa, che si appoggiava anche ai rapporfti stilati dal personale dell’Ispettorato del lavoro dopo alcune verifiche nel cantiere di lavoro di Rometta, ciò avvenne violando le norme in materia di contratti di lavoro e forse anche di sicurezza sui luoghi di lavoro. La difesa, rappresentata dagli avvocati Gianluca Ricciardi e Vazzini (quest’ultimo del foro di Firenze), ha cercato di dimostrare – con successo – che non si trattava di un vero e proprio subappalto ma di un distaccamento temporaneo di lavoratori e che comunque quella tipologia di lavoro avrebbe reso legittimo e ammissibile il sub-appalto così come si era configurato in quel cantiere. E poi, hanon argomentato, per quale ragione l’impresa appaltatrice avrebbe dovuto ricorrere a un subappalto irregolare visto che non ne aveva avuto alcun vantaggio economico o di altro tipo? Le argomentazioni dei legali e le risultanze del dibattimento hanno portato il giudice Trinci a emettere la sentenza di piena assoluzione per i due imprenditori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze