La manifestazione
Ricorso a spese di Asmiu condannato l’ex Cda
La Corte dei Conti impone a Carlo Paolini, ex presidente dell’azienda dei rifiuti di pagare 9mila euro, somme più basse per il resto del consiglio di amministrazione
MASSA. “Quel ricorso al Tar è stata un’inutile spesa per le casse comunali. Chi l’ha proposto deve risarcire l’erario per il danno provocato”. Così la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale per la Toscana condanna l’ex presidente dell’Asmiu Carlo Paolini e gli allora componenti del consiglio di amministrazione della stessa Asmiu, Silvio Mazzoni, Giuseppe Nicolini, Pietro Umberto Giorgi, al pagamento di 16.082 euro complessivi.
Dopo la sentenza di alcuni giorni fa, con la condanna dell’ex sindaco Fabrizio Neri, dell’ex assessore Angelo Morelli e di due dirigenti del Comune sulla vicenda delle fatturazioni di Massa Servizi Spa, ecco dunque un altro pronunciamento della Corte dei Conti che riguarda le spese “sbagliate” a Massa. Le cifre in gioco sono stavolta molto più basse – per il caso Massa Servizi il danno erariale è stato di 3,6 milioni di euro, anche se i “condannati” ne pagheranno soltanto 900.000 per una parziale prescrizione – mentre per Asmiu si parla di 16mila euro. Ma il caso è ugualmente illustrativo di come talvolta viene utilizzato il denaro pubblico.
La vicenda è risale al settembre 2013 quando il sindaco Alessandro Volpi, da poco eletto, approva il nuovo statuto dell’Asmiu (l’azienda pubblica che si occupa di rifiuti) che in sostanza elimina il consiglio di amministrazione e introduce la figura dell’amministratore unico. Nominando poi a tale incarico Federico Orlandi.
Il Cda uscente, però, non ci sta. Su iniziativa del presidente uscente Carlo Paolini e sulla base, anche, di un parere pro veritate dell’avvocato Laura Buffoni, ritiene o, almeno, sospetta, che la sostituzione del Cda con un amministratore unico abbia profili di illegittimità. E per questo presenta un ricorso al Tar, con costi a carico di Asmiu: sia le spese legali, sia il parere chiesto all’avvocato, in tutto 16mila euro (10mila per la consulenza Buffoni, 6mila circa per il ricorso), vengono fatturate alla società.
Ma la cosa non passa inosservata. Stefano Benedetti, consigliere comunale del centrodestra presenta un esposto alla Procura della Corte dei conti, che porta gli amministratori a processo. Dove i giudici contabili sentenziano che il Cda, nel momento in cui si oppone alle decisioni del nuovo sindaco era un organo ormai decaduto e quindi non era legittimato ad agire per conto dell’Asmiu. Per la Corte dei Conti, in altre parole, il Cda uscente, ha agito fuori dalle sue competenze provocando un danno erariale, perchè, osservano i giudici, “l’esercizio del diritto di difesa non costituisce un diritto costituzionalmente garantito a carico delle casse dell’erario...”.
I giudici non entrano nel merito delle ragioni del ricorso. Ma fanno notare che con la decisione di ritirare il ricorso al Tar non appena insediatosi in Asmiu, il neo amministratore “ha doverosamente usato i suoi poteri... al fine di evitare ulteriori ipotetici danni erariali all’amministrazione conseguenti a future spese di giudizio». Un passaggio della sentenza, poi, illumina perfettamente il pensiero della Corte: «... A un ottica di contenimento della spesa pubblica della finanza pubblica, non solo non criticabile, ma certamente condivisibile, dell’amministrazione comunale, i ricorrenti hanno opposto in maniera pervicace e censurabile, una strenua difesa del proprio status in sede stragiudiziale e giudiziale del tutto priva di fondamento». Come dire: il sindaco riduce i costi di Asmiu nominando un solo amministratore invece di un Cda e voi cercate in tutti i modi di restare attaccati alla poltrona. Con ricorsi a carico della collettività.
Da segnalare, infine, che il risarcimento è stato ripartito dai giudici in misure diverse. Carlo Paolini, in qualità di presidente viene chiamato a pagare la parte più consistente del risarcimento: 9.389 euro. Silvio Mazzoni, l’unico consigliere che con Paolini votò si al ricorso al Tar dovrà risarcire 3.129 euro. Pietro Umberto Giorgi, che si astenne, e Giuseppe Nicolini, che votò contro, pagheranno, invece, 1.781 euro ciascuno.
Claudio Figaia
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