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Massa, pensione sparita: condannata la tutrice

Alessandra Vivoli
Massa, pensione sparita: condannata la tutrice

Due anni di reclusione (pena sospesa) per peculato alla vicina di casa che badava a un’anziana. La donna è stata accusato di avere sottratto indebitamente 5mila euro: per buona parte dei periodi, a cui era riferito il capo di imputazione era già intervenuta la prescrizione.

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VAL DI MAGRA. Di quella signora, vicina di casa da una vita, lei, da amica, era diventata tutrice su disposizione del tribunale nel 2002 quando l’anziana donna aveva cominciato ad avere gravi problemi di salute. È stata sua tutrice per sette anni fino alla sua morte. In quel periodo aveva libero accesso al conto corrente e alla pensione. Ma, secondo l’accusa, proprio in forza del ruolo che aveva assunto, avrebbe sottratto 15.000 euro alla donna a cui avrebbe dovuto badare.

La signora, Natalina Di Benedetti di Massa, è stata condannata a due anni di reclusione (pena sospesa) per peculato, per avere sottratto indebitamente 5mila euro: per buona parte dei periodi, a cui era riferito il capo di imputazione era già intervenuta la prescrizione. La condanna quindi è relativa solo al periodo che da dal maggio 2008 al maggio 2009. Ma in sede civile c’è in piedi una grossa causa di risarcimento nei confronti della ex tutrice e la cifra contestata è di 150mila euro.

La vicenda ha preso le mosse da un esposto presentato da uno dei nipoti della signora, residente in Val di Magra ed assistito dall’avvocato Federica Bianchi. Accorgendosi degli ammanchi nel conto corrente, sempre più consistenti, i parenti avrebbero cominciato a nutrire sospetti in quella che fino a poco tempo prima, oltre ad avere il ruolo istituzionale di tutore, era anche un amica.

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Dopo alcuni riscontri - da parte della famiglia - la donna era quindi finita sotto accusa per la sparizione di quindicimila euro, cifra quantificata in denuncia ma, come già detto in parte come capo di imputazione caduto in prescrizione. L’ipotesi di reato da cui doveva difendersi davanti al tribunale collegiale presieduto dal giudice Giovanni Sgambati è quella di peculato.

Una storia molto delicata, e una donna anziana che, colpita dall’Alzheimer costretta a ricorrere a una tutrice che, col passare del tempo, avrebbe dichiarato al tribunale di percepire dalla signora a cui faceva assistenza una pensione inferiore di quella reale. Di qui il ricorso a continui prelievi. Proprio quei prelievi che in sede civile, per tutti gli anni in cui ha operato come tutrice, sono stati quantificati in 150mila euro.

 

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