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l'inchiesta

Caso Corini, l'infermiere indagato: "Non ho portato io i farmaci per farlo morire"

Alessandra Vivoli
Il legale Marco Corini
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Il legale Marco Corini

Fabio Giannelli si difende: "La sedazione era già iniziata quando sono arrivato". La difesa di Marzia: "Accuse infondate, la sorella ha spiegato quelle telefonate"

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LA SPEZIA. «Non ho portato io farmaci nella villa di Ameglia. La sedazione era già cominciata quando sono arrivato». Si è difeso l’infermiere, e amico di Marzia Corini, Fabio Giannelli. Il suo nome sabato scorso è finito nel registro degli indagati nel faldone relativo il caso Corini, la vicenda che, per la morte del noto legale spezzino, vede sotto accusa la sorella, Marzia Corini, per omicidio. Le accuse mosse nei confronti di Giannelli sono di concorso in omicidio aggravato e peculato.

Assistito dai legali Massimiliano Manzo di Firenze e Stefano Ercoli di Pisa, è stato sentito in Procura a Spezia per ore, dalle 14 e 30 fino a poco prima delle otto. Poco trapela dal lungo interrogatorio: l’infermiere di Cisanello ha dato la sua ricostruzione dei fatti, di quel 25 settembre di un anno fa. Secondo la fidanzata di Corini era stato lui a portare le fiale a casa, ad Ameglia. Giannelli ha smentito tutto: la sedazione sarebbe già stata cominciata quando lui è arrivato in villa.

La difesa di Marzia: accuse infondate. L’avvocato Anna Francini, legale insieme al professor Padovani di Marzia Corini, il medico anestesista ai domiciliari con l’accusa dell’omicidio del fratello, l’avvocato Marco Valerio Corini, non ha dubbi. Non si va verso un processo “indiziario”, ma «infondato. Proprio Marzia, la scorsa settimana, si è difesa in modo fermo, provando a dare la sua interpretazione alla telefonata “chiave”, quella tra lei e l’amica Susanna Cacciatori.

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In quella conversazione Marzia aveva pronunciato parole pesanti, per l’accusa con il valore di una confessione: «Ma tu l’hai capito che se io non avessi sedato Marco in quel giorno lui non sarebbe morto? Perché lui è morto quando io l’ho sedato». E ancora: «Quando una settimana prima gli ho chiesto a Marco, devi dirmi tu quando non è più tollerabile la tua vita, lui mi ha detto “No ma io ho ancora piacere nel vedervi“, in realtà ho deciso io per lui quando non era più tollerabile».

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Una telefonata importante nel corso delle indagini che hanno portato all’arresto di Marzia Corini che dal12febbraio si trova ai domiciliari. Per l’accusa l’avvocato è stato ucciso con una dose letale di sedativi, quei farmaci per cui è stato iscritto al registro degli indagati l’infermiere, amico di Marzia, Fabio Giannelli. Il 25 settembre scorso era stato lui - secondo quanto riferito dalla fidanzata dell’avvocato, Isabò Barrack agli inquirenti - a portare le fiale per la flebo letale nella villa di Ameglia. E solo dopo il suo arrivo era cominciata la sedazione.

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