Sicurezza
Violentata dal marito, rimane incinta. Il racconto in aula.
Massa, la storia choc di una donna in tribunale: "Non volevo quel figlio e così ho preferito abortire"
MASSA. Ha raccontato al collegio dello stupro subito dal marito, un abuso che aveva scoperto avere avuto delle conseguenze: la donna era rimasta incinta. Ma non aveva voluto il frutto di quel sopruso e così aveva deciso di abortire. Una storia agghiacciante, che il presidente Giovanni Sgambati e i colleghi Fabrizio Garofalo ed Elisabetta Congiusta hanno ascoltato con attenzione. Alla sbarra l’uomo che l’ha violentata e l’ha maltrattata per lunghissimo tempo. Nonostante i due avessero una figlia, nonostante il sacro vincolo che li univa.
La donna ieri aveva paura perfino a rispondere alle domande del pubblico ministero Roberta Moramarco, tanto che ha rischiato di essere accusata di falsa testimonianza. E ha spiegato come veniva derisa anche dalla suocera, che quando ha scoperto essere incinta la prima volta ha detto al figlio che probabilmente non era nemmeno lui il padre. Ma non solo. Le continue angherie l’avevano spinta a tornare in Romania, paese di origine dei protagonisti di questa vicenda. Prima però ha presentato una denuncia alla polizia per i maltrattamenti. Una volta rientrata in Italia, e tornata nell’incubo, ha rincarato la dose, aggiungendo la violenza sessuale e lo stato di gravidanza interrotto. Così gli inquirenti decidono di riparare lei e la sua bimba in una struttura protetta, per tenerle lontane da quell’orco. L’uomo da allora, circa un anno e mezzo fa, non ha più contatti con la bambina. E anche per questo chiede che il processo si chiuda al più presto per dimostrare di essere innocente.
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La prossima udienza si terrà il 29 giugno. Ma sarà difficilissimo dimostrare quello che dice la donna. Perché non ci sono testimoni: gli unici che hanno visto sono i familiari dell’imputato, anche se ieri la moglie ha fatto il nome di un’amica che ha assistito ad alcuni maltrattamenti. E non ci sono neppure interventi delle forze dell’ordine che possono suffragare quello che ha raccontato nella denuncia.
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