Gioco
In due mesi la Provincia perde 42 negozi
Confesercenti fa il punto: chiudono 55 e aprono soltanto in 13. È ko anche il settore turistico
MASSA. I veterani del commercio chiudono i battenti. Serrande abbassate alla calzoleria “Il Toscano” e al consorzio alla Martana. Niente tavole apparecchiate da Astolfo e alla Conca. Vetrine vuote da Intimissimi in piazza Bertagnini.
Confesercenti tira le somme e il risultato è scoraggiante: nei primi due mesi del 2016 sono 55 in provincia le attività commerciali che si sono dovute arrendere, quasi una ogni giorno. 55 chiudono e solo 13, nello stesso periodo, aprono, con un saldo negativo di 42 negozi in meno. Il dato emerge dal rapporto di Confesercenti .
«Le cifre - spiega l’associazione - smorzano i timidissimi segnali di ripresa che, soprattutto nei primi otto mesi del 2015, avevano fatto pensare ad un inizio di inversione di rotta. Tra le rarissime eccezione, i risicatissimi saldi positivi nel settore concessionari auto e ortofrutta. Crescono anche le attività ambulanti in provincia».
Il presidente di Confesercenti Paolo Arpaguas lancia l’allarme: «Il dato nazionale è sconfortante e la nostra provincia purtroppo non fa eccezione. Al 29 febbraio le imprese del commercio al dettaglio in provincia sono 2.583, con un saldo negativo di 42 unità. Anche il settore turistico sta segnando decisamente il passo. A Massa Carrara, in due mesi hanno chiuso 14 ristoranti, 4 tra alberghi e bed and breakfast e 5 bar: il saldo negativo di questi tre comparti è di meno 18 attività. A Massa città addirittura si segnala una sola nuova attività in questi settori (un ristorante) e ben 14 chiusure. Questi settori - spiega Arpagaus - stanno risentendo di un affollamento commerciale frutto di una liberalizzazione che, come abbiamo sempre sostenuto, ha portato solo conseguenze negative. È sotto gli occhi di tutti - conclude Arpagaus - che fare impresa è più difficile e molti imprenditori si arrendono. Le ricette per provare ad invertire la rotta sono due: spingere il sistema bancario a ridare fiducia ai piccoli imprenditori anche con il sostegno dei consorzi fidi, in particolare di Italia Comfidi, Regione e Camera di commercio. Investire, come stiamo facendo, su strumenti di aggregazione tra piccoli commercianti come i Centri commerciali naturali. Ai Comuni, infine, spetta insistere con i mezzi in loro possesso per programmare il commercio: penso al blocco delle nuove licenze di pubblici esercizi o al provvedimento varato a Firenze per tutelare il centro storico».
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