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Massa, fondi sfitti in pieno centro storico kebab e friggitorie pronti ad aprire

I locali di via Dante
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I locali di via Dante

Interessati ad insediarsi anche in piazza Aranci, hanno contattato i proprietari di stabili vuoti Pieretti (Confcommercio): per il rilancio serve altro. Il cibo da strada non è la risposta

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MASSA. Hanno fatto un bel giro in centro storico, steso la lista dei fondi sfitti. E purtroppo ce ne sono parecchi. Poi hanno fatto il punto e scelto quelli che, per posizione e dimensioni, meglio si adattano alle loro necessità. Hanno preso contatto con le agenzie immobiliari, formalizzato le offerte, garantito che se si tratta di aprire bottega in breve tempo, beh loro hanno tutte le carte in regola per farlo.

Quattro imprenditori pronti ad alzare le saracinesche in altrettanti fondi sfitti del centro. Tutti e quattro con la stessa - è il caso di dirlo - ricetta: il cibo take away. Corri, ordini, prendi, paghi e te ne vai a magiare dove vuoi. Tre di quei quattro imprenditori hanno avito la stessa idea e sono pronti ad accendere i fornelli per offrire ai massesi fritto caldo e croccante. Uno, invece, punta a portare la tradizione del kebab in piazza Aranci. È lì, infatti, che ha individuato un fondo in cui sarebbe facile (relativamente) sistemare cucina e impianto di aerazione.

La richiesta per iniziare l’attività al Comune non è ancora stata formalizzata, ma la trattativa con i titolari dei 4 fondi sfitti è in corso. È i commercianti di quelle aperture ne parlano parecchio. Giuseppe Pieretti è il titolare dell’enoteca Pane e Pomodoro, siede nel direttivo di Confcommercio di cui presiede la sezione Giovani Imprenditori. Garantisce che il preconcetto non c’è, ma ammette che l’apertura di 4 take way non è motivo di salti di gioia. E non soltanto perché portano clienti “mordi e fuggi” che dal centro passano, ma in centro non si trattengono: «Questo tipo di attività deve essere monitorato e sottoposto a controlli. Il take away ha meno obblighi di locali e ristoranti. Per esempio - Pieretti concretizza - non è tenuto ad avere il bagno. Non può quindi somministrare di alimenti con tanto di tavoli». Perché - tiriamo la conclusione - costringerebbe i titolari di ristoranti, bar, enoteche a reggere una concorrenza sleale.

Ecco, quindi, che il nuovo piano delle funzioni, allegato al regolamento urbanistico, diventa per i commercianti l’ancora di salvezza. in epoca di liberalizzazione delle licenze, il piano è l’unico strumento per disciplinare un settore complesso come il commercio. Quel piano, infatti, impone il rispetto delle destinazioni d’uso dei singoli fondi. Se il fondo è commerciale - per andare al sodo - può ospitare un negozio, qualsiasi coca venda, ma non un’attività artigiana. E gelaterie, pizzerie, kebab sono classificate proprio così: attività artigiane.

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Uno strumento, certo, ma serve altro. Pieretti ne è convinto. Anche in campo propriamente urbanistico: «Gli affitti sono altissimi perché spesso sono ampi i locali, ma il frazionamento non è consentito. In ogni caso, la prima necessità - ribadisce Pieretti - è la definizione di un’idea di città. Confcommercio si mette a disposizione, è pronta a mettersi al tavolo con l’amministrazione per definirlo quel progetto. Se il progetto c’è, siamo certi che si possano trovare anche gli imprenditori pronti a realizzarlo». E in quel progetto - si intuisce con chiarezza - il take away nel centro storico non è contemplato.

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