Il dolore
Mense, in revisione le fasce tariffarie
La commissione comunale bilancio vuole modificare la modalità di calcolo per far pagare meno chi ha reddito basso
MASSA. Operazione mense scolastiche: tariffe, buoni pasto, fasce e riduzioni da rivedere, anzi “da migliorare”, come vorrebbe, tra gli altri, Fabrizio Panesi, consigliere del Pd e presidente della commissione bilancio del Comune di Massa. Se ne è discusso, appunto, lunedì mattina, durante una commissione convocata esclusivamente per parlare dell’intero pacchetto mense, offerto dal Comune alle famiglie massesi che iscrivono i propri figli in istituti pubblici.
Intanto, i bambini che usufruiscono della mensa scolastica comunale sono aumentati: erano 2690 nel 2014 e sono stati 3019 nel 2015, perché il servizio si è allargato ad una scuola in più, quella di Romagnano. Le 3019 “bocche da sfamare” non sono tutte paganti, questo perché il Comune ha pensato ad una fascia esente, in base all’Isee delle famiglie e a numerose riduzioni, in base al numero dei figli iscritti, oppure alla presenza di handicap nel bambino, o dell’interessamento dei servizi sociali alla famiglia in questione. E qui il primo nodo da sciogliere: le fasce di reddito.
La metafora utilizzata da qualcuno in commissione è stata esplicativa: è come passare in pochi secondi dal mare ad una altitudine di 1000 metri, senza tratti collinari; inoltre, non esiste proporzione tra il reddito di una famiglia e lo sconto apportato dal Comune quando si passa da una fascia all’altra.
Per essere più precisi: con un Isee che va da 0 a 5000 euro, la mensa scolastica è gratis, ma nella fascia successiva, da 5001 a 10 mila euro, il buono pasto lo paghi 4 euro. La consigliera Pd, Eleonora Biancolini, sottolinea come questo alto salto in avanti, senza mezze misure, rischi di essere penalizzante e ingiusto, per famiglie che comunque non navigano nell’oro. Se poi ci spostiamo nella fascia in cui l’Isee delle famiglie raddoppia, ad esempio da 20 mila a 25 mila euro, scopriamo che il costo del buono pasto non solo non raddoppia (questa proporzione risulterebbe esagerata, è ovvio, ma serve per semplificare il concetto), ma aumenta soltanto di 75 centesimi e così via fino alle fasce più alte. In pratica, «Gli scaglioni sono troppo alti - commenta in commissione la Biancolini- e il costo del buono pasto non è proporzionale all’aumento dell’Isee delle famiglie; ciò comporta inevitabilmente che il costo del buono pasto incida di più sulle famiglie con reddito basso». C’è poi un altro nodo singolare da sciogliere, quello relativo alla fascia che supera i 50 mila euro di reddito: intanto il comune chiede 6,75 euro a pasto a prescindere se l’Isee sia di 52 mila euro (per fare un esempio), o di 200 mila, ma in più spunta una sorta di “penale” per chi l’Isee decide di non presentarlo. In quest’ultimo caso si paga 6,90 euro a pasto e non si ha diritto e nessuna riduzione sui secondi e terzi figli a carico. Su questo punto la commissione si divide: c’è chi sostiene che sia giusto, come la capogruppo Pd Elena Fruzzetti, «perché se si vuole usufruire di una qualunque riduzione - dice - è necessario presentare documentazione» e chi invece sostiene che sia illegittimo come il consigliere Pd Giacomo Bugliani, che sull’argomento ha presentato interpellanza e mozione: «Giuridicamente, come avviene anche in sanità ad esempio, se non presento Isee finisco nella fascia più alta assegnata dall’ente di appartenenza; in questo caso quella prevista per un reddito superiore ai 50 mila euro, dove il buono pasto costa 6,75 euro. Non ci possono essere punizioni per la mancata presentazione di un documento che non è obbligatorio presentare. E poi anche chi non presenta l’Isee deve aver diritto agli sgravi per i figli a carico». Nonostante l’interessamento della commissione al tema, i dati dimostrano che le famiglie massesi non fanno troppo caso a quei 30 euro l’anno che spendono in più per non aver presentato l’Isee, che invece costa tempo dal commercialista e, soprattutto, ti obbliga a rendere pubbliche ricchezze che non tutti vogliono scoprire. Infatti le famiglie che nel 2015 hanno rinunciato alla presentazione dell'’Isee sono state 694 su 3019; infine, se qualcuno si aspettava più numerose le famiglie esenti, si sbagliava: soltanto, si fa per dire, 453 quelle con reddito inferiore a 5000 euro, rispetto alle 474 della fascia 5-10 mila e alle 480 della fascia 10-15 mila.
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