Il Tirreno

La Ignazio Messina rivuole i soldi

La Ignazio Messina rivuole i soldi

Contenzioso sulla tassa di ancoraggio finisce alla Corte di giustizia europea

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CARRARA. La Ignazio Messina Spa, che è la prima compagnia italiana nel campo delle navi Ro-Ro portacontenitori (e la seconda al mondo), contro l’Autorità portuale di Marina di Carrara. Per una questione di tasse di ancoraggio.

La compagnia genovese chiede all’ Port Autority di Marina, ma anche all’Agenzia delle Dogane e alla Capitaneria di Porto di Marina di Carrara il rimborso di 40.000 euro sostenendo di essere stata chiamata a pagare tasse portuali più alte del dovuto. Si tratta di un contenzioso simile a quello che la Messina ha aperto anche in altri scali portuali, quelli della Spezia e di Genova – e con in gioco somme decisamente più importanti – e che è adesso “incardinato” davanti alla commissione tributaria provinciale di Massa Carrara.

In sostanza, la Ignazio Messina solleva una questione di diritto internazionale. Sostiene cioè attraverso i sui legali – qui a Massa Carrara è rappresentata dall’avvocato Silvana Pedroni Menconi – che la tassa di ancoraggio, corrispettivo per l'occupazione dello spazio acqueo nazionale che può essere pagato per singolo scalo ovvero con abbonamento annuale, è maggiorata per le navi provenienti da o dirette verso il porto di uno Stato non appartenente all’Unione Euriea. In tali casi viene applicata un'aliquota più elevata. Ma ciò sarebbe in contrasto con il regolamento europeo che sancisce il principio della libera prestazione di servizi nell'ambito del trasporto marittimo tra stati membri e tra stati membri e stati extra Ue quando l'impresa che effettua i trasporti sia stabilita in uno stato UE ovvero si tratti di società di navigazione stabilite fuori della Comunità e controllate da cittadini di uno stato membro.

Per l’avvocato Pedroni Menconi, dunque, non esiste alcuna ragione che giustifichi la maggiorazione nell'applicazione della tassa di ancoraggio a navi impiegate con paesi extra UE. «La tassa di ancoraggio infatti – argomenta l’avvocatessa – non ha alcuna correlazione con il costo sostenuto dallo Stato per ragioni di sicurezza e controllo di frontiera, la tassa viene incassata da un soggetto - autorità portuale - che non effettua alcuna attività di controllo e sicurezza, inoltre i controlli di frontiera e sicurezza sono effettuati soltanto sulla merce ed i passeggeri, non sulla nave (le navi non vengono sdoganate)».

La capitaneria di porto di marina di Carrara si è opposta alla richiesta di rimborso sostenendo da una parte che il diritto di richiedere la restituzione della maggiorazione della tassa è scaduto. Dall’altra, la Capitaneria sostiene che la normativa italiana in materia di tasse di ancoraggio sarebbe compatibile con il regolamento Ue e che la commissione europea avrebbe già archiviato una procedura di infrazione ritenendo che la differenziazione delle tasse marittima è obiettivamente giustificata.

Come finirà? Sarà la Corte di giustizia europea a stabilire chi ha ragione e se la Ignazio Messina ha diritto al rimborso di quei 40.530 euro perchè la tassa di ancoraggio imposta dal porto di Marina è illegittima. La Commissione Tributaria di Genova, investita, come detto di un caso del tutto analogo, ha rimesso infatti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo la questione pregiudiziale di interpretazione delle norme di di diritto comunitario e ha sospeso il giudizio in attesa della sentenza dei giudici della Ue. E così ha fatto la commissione Tributaria di Massa: anch’essa ha sospeso il procedimento riguardante il contenzoso locale in attesa della decisione della Corte di giustizia. La Commissione tributaria di La Spezia ha invece dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo non impugnabile un rifiuto di autotutela e tardiva l'impugnazione delle bollette e degli ordini di introito.

Claudio Figaia

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