La ricetta del Pd: un patto sociale per il settore marmo
ll documento sul lapideo è stato approvato all’unanimità Parrini pungola i grillini: loro vogliono solo chiudere le cave
CARRARA. Insieme a porto, bilancio, regolamento urbanistico e sanità quello della gestione del pianeta lapideo è uno dei punti cardine del nuovo percorso del Pd e così, a un anno dalle elezioni amministrative, i vertici di via Groppini partono proprio dal marmo per avanzare nuove proposte, pungolare l’amministrazione e lanciare il guanto di sfida al Movimento 5 Stelle. «Noi ci candidiamo al governo della città e vogliamo farlo attraverso la proposta di un nuovo patto sociale con le imprese del lapideo e con un netto distinguo dal Movimento 5 Stelle» ha spiegato il segretario Raffaele Parrini, “forte” del documento sul marmo approvato giovedì sera dalla direzione del suo partito. Si tratta di un testo molto articolato che aprendo al dialogo con le associazioni ambientaliste, parte dal presupposto che per il Pd il settore lapideo è una risorsa da valorizzare e migliorare, in termini di ricadute economiche sulla città, impatto ambientale e occupazionale: «Rifuggiamo dalle posizioni populiste e demagogiche di alcune forze che vogliono un progressivo depauperamento del settore» ha dichiarato Parrini, a conferma del fatto che la campagna elettorale è entrata nel vivo. Anche per questo il Pd inizia a calare i suoi assi, partendo dalla sua “ricetta” per il settore marmo: «No ai conservatorismi imprenditoriali non più sostenibili, sì a un atteggiamento diverso delle aziende verso la città» spiegano da via Groppini, proponendo un «nuovo patto “sociale” con le imprese del marmo per discutere su regole chiare e sostenibili, a partire da sicurezza e ambiente». I democratici entrano nel merito con una lista di cose da fare: una bonifica complessiva delle cave, attraverso una migliore gestione dei materiali di risulta anche attraverso piccoli impianti di trasformazione nei bacini, a sostegno della sicurezza idrogeologica e della tutela delle sorgenti; una nuova gestione delle ricadute economiche del settore, che destini le risorse a sociale, lavori pubblici e iniziative di sostegno al commercio; l’attuazione dei provvedimenti della legge regionale 35 a iniziare dalle misure di potenziamento della filiera per incrementare l’occupazione locale. Un patto da costruire insieme alle imprese del marmo, che ovviamente non trascura l’annoso tema dei Beni Estimati: «Equipariamo la durata delle concessioni di queste cave agli Agri Marmiferi e facciamo pagare anche a loro il canone comunale» ha sintetizzato Parrini, precisando che nel dialogo con gli imprenditori del settore, deve rientrare anche «una valutazione sulle gare perché, nel rispetto delle leggi, si può ragionare sul concetto di offerta più vantaggiosa e di premialità, in modo da aiutare il tessuto locale a sostenere la competizione europea». Il tutto senza dimenticare di pungolare l’amministrazione in carica che, dicono i democratici «deve passare dalla programmazione alla realizzazione degli impegni «realizzando entro fine legislatura i piani attuativi di bacino del Pit e completando il Regolamento degli Agri Marmiferi, che – “intimano” da via Groppini – dovrà andare in consiglio comunale un’ora dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sui Beni Estimati».
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