Sicurezza
I bonus bebè non bastano: fare figli costa sempre di più
Meno di 1.200 nati nel 2015, “colpa” anche dei sostegni insufficienti alle famiglie. Le agevolazioni ci sono ma legate al reddito e all’Isee. E in tanti restano fuori
MASSA CARRARA. In Italia si fanno pochi figli. In provincia di Massa Carrara ancora meno: iIl 2015 registra livelli di nuovi nati paragonabili al 1861, quando nasceva l'unità d'Italia, ovvero solo 488 mila bambini venuti alla luce, 15 mila in meno rispetto del 2014. E anche sotto le Apuane i dati sono drammatici: nel 2015 (i dati sono aggiornati al novembre), secondo l'Istat, le nascite sono state solo 1122, 600 i maschi e 522 le femmine, con saldo negativo tra nascite e morti (2504) di -1382. E non va meglio a livello regionale: 41.495 decessi, 25.185 nuovi nati e un bilancio totale con un segno meno: -16.310 persone in Toscana.
La crisi economica, la disoccupazione giovanile, la fuga all'estero degli italiani sono i fattori che hanno inciso maggiormente sul fenomeno “culle vuote”. Ma anche la scarsità di validi aiuti alle famiglie da parte dello Stato, ha aggravato la situazione. In Toscana fino a marzo 2015 veniva dato il bonus bebè alle coppie che avevano un figlio, ora invece più nulla, perché sostituito al bonus bebè nazionale.
Ma per ottenere questi contributi, mamma e papà, devono sempre verificare il loro Isee, che non deve superare una certa soglia, ed in certi casi rimanerne al di sotto è molto dura. Al momento i genitori, che decidono di avere un bambino possono contare sul bonus bebè nazionale di 960 euro all’anno (80 euro al mese per 12 mesi) nel caso l’Isee non sia superiore a 25.000 euro annui oppure di 1.920 (160 euro al mese per 12 mesi) con un Isee non superiore a 7.000 euro l'anno.
Poi ci sono: la Carta Acquisti con 40 euro al mese fino al terzo anno di vita del bimbo con un Isee inferiore a 6.788,61 euro; gli Assegni Famigliari (solo per determinate categorie di lavoratori) e gli Assegni Comunali sempre in base ad un determinato Isee. Ancora: i lavoratori possono contare sul congedo parentale (sempre solo per determinate categorie di professionisti) che ha importi variabili in base al reddito.
Spiega l’assessore al Diritto alla salute, al welfare e all'integrazione socio-sanitaria della Regione Toscana Stefania Saccardi: «Abbiamo chiamato "Toscana solidale" un pacchetto di misure contro la povertà raccolte dentro la legge 45 del 2013, per offrire un sostegno a famiglie che non contano su redditi adeguati e vivono situazioni di difficoltà legate alla presenza di disabili o di nuclei familiari numerosi. C’era anche inizialmente un bonus per i nuovi nati, ma è stato abolito nel marzo 2015 in quanto previsto dalla legge di stabilità nazionale. Non si tratta di misure assistenziali, ma di un aiuto concreto perché nessuno rimanga indietro e chi ha meno o incontra più difficoltà sia sostenuto dal nostro sistema di protezione sociale. Certo, abbiamo dovuto introdurre alcune restrizioni, ma la Toscana continua ad essere una regione solidale che sta al fianco di famiglie, cittadini e lavoratori in difficoltà».
Secondo invece Manuel Vescovi capogruppo in Consiglio regionale della Lega Nord e membro della commissione Sanità, introdurre dei parametri legati al reddito è un limite per molte famiglie, che rischiano per poche centinaia di euro di perdere gli aiuti per il sostegno del nascituro. «Abbiamo presentato - commenta Vescovi - una proposta di legge a sostegno delle famiglie con almeno tre figli che prevedeva l'erogazione di un cosiddetto "bonus bebè" di 10.000 euro una tantum, a partire dal gennaio 2017. Questa nostra iniziativa, tendente a dare un concreto sostegno alla natalità in Toscana è attualmente al vaglio dell'apposita Commissione e ci auguriamo che la maggioranza possa comprendere l'effettiva utilità di questa proposta, che riteniamo assolutamente necessaria, in un periodo di perdurante crisi economica. Gli unici parametri richiesti per accedere al predetto contributo sono quelli di essere cittadini italiani e di essere residenti nella nostra regione da almeno dieci anni. Oltre a ciò stiamo predisponendo un "Bonus asilo" che prevede lo stanziamento di un contributo di 300 euro mensili alle famiglie che hanno almeno due bambini in età pre-scolare. Questa sorta di voucher potrebbe essere utilizzato per affrontare le spese sostenute dai genitori che mandano i propri figli nelle strutture pubbliche, oppure in quelle accreditate, o per i costi derivanti dall' impiego di baby-sitter. In quest'ultimo caso, prevediamo un parametro Isee inferiore ai 36.000 euro. Riteniamo che entrambe le nostre proposte, possano dare nuova linfa a tutti gli attuali genitori, o agli aspiranti tali».
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A pesare sulle famiglie che decidono di avere figli, oltre alle classiche spese che si hanno già prima della nascita, dal passeggino all culla, dai pannolini al biberon e al seggiolino per l'auto (solo per citarne alcune), ad incidere sul bilancio famigliare sono anche i costi degli asili nidi o di una baby sitter. Secondo Federconsumatori, si possono spendere per il nido privato dalle 528 euro a 781 euro al mese e per la baby sitter dalle 9 alle 12 euro all'ora in Toscana. Meno costosa la scuola dell'infanzia pubblica, la cui retta è in media è di 339 euro mensili, cifra variabile anche in questo caso in base all' Isee.
L'Inps per aiutare, almeno per i primi 6 mesi mamma e papà che lavorano, ha previsto il "Voucher baby sitting - asili nido" che in alternativa al congedo parentale, contribuisce a sostenere gli oneri dei servizi per l'infanzia (solo però se le strutture scolastiche sono accreditate) con 600 euro mensili. E' bene quindi, prima di iscrivere un bimbo, verificare oltre il proprio Isee che il nido sia convenzionato con l'Inps altrimenti non sarà possibile avere gli incentivi.
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