Sicurezza
Commercio in sofferenza Si arrendono i veterani
Chiudono attività storiche, dalla calzoleria Il Toscano alla trattoria Astolfo Ma lascia il punto vendita in centro città anche la catena Intimissimi
MASSA. È il 1923 quando lascia la sua Fucecchio e si trasferisce a Massa. In città lo ribattezzano “il Toscano”, per le sue origini e per quel sigaro sempre stretto tra le labbra. Costruisce - sì costruisce - scarpe da cavatore e le vende nel suo negozio di via Alberica. Poi l’attività si amplia e negli anni ’60, quando di scarpe se ne comprano un paio a stagione, i nonni portano i nipoti dal Toscano per mettere al sicuro i piedini.
La figlia di quel calzolaio con il sigaro venuto da Fucecchio, si laurea in lettere antiche, insegna al liceo, ma quando il padre si ritira, lascia la cattedra per salvare il negozio di famiglia. Un pezzo di identità che eredita Carla Frediani, la nipote del Toscano. Ora però Carla, dopo tanti anni dietro la cassa, si conquista la pensione: certo la crisi ci ha messo del suo, ma lei - garantisce - i clienti li aveva. E certo aveva l’amore per il suo lavoro, un amore che conserva integro e la fa preoccupare per il futuro di quel fondo storico di via Alberica, proprietà di famiglia: «Non voglio che qui apra i battenti un bar o un ristorante, ce ne sono fin troppi». Nè vuole un negozio anonimo, uno come tanti, ma spera in un attività con identità e carattere.
Se la calzoleria “Il Toscano” è un pezzo di storia, lo è la trattoria Astolfo, a due passi dalla Martana, lungo via Beatrice. Un massese doc un salto da Astolfo, per mangiarsi i tortelli, non può non averlo fatto. Eppure anche quel “monumento” della cucina casereccia si è arreso. Ambiente conviviale, vino al bicchiere, sapori della nonna e prezzi contenuti: il luogo per le cene in comitiva, per i pranzi di lavori veloci e succulenti. Chiude Astolfo, chiude la trattoria la Conca, nell’omonima piazzetta: il cartello appeso alla porta ricorda che il ristorante è chiuso il mercoledì. Lo è purtroppo anche tutti gli altri giorni e ormai da qualche mese.
Niente tavoli e niente fornelli accesi all’Alberica, proprio a due passi dal “Toscano”. Certo per l’Alberica, come per molte altre attività, in ballo c’è il cambio di gestione. Vero, però, che passeggiare tra vetrine vuote, luci spente e cartelli “Affittasi”, rattrista. Soprattutto nel cuore della città. Colpa della crisi e - sussurra qualcuno - di una zona a traffico limitato 24ore su 24 che riduce il passaggio e - conseguenza immediata - i clienti. Alla Martana sono abbassate le serrande del consorzio: quando il mercato del martedì si snodava fin lì, le mamme al consorzio compravano fiori e concime. Lo zerbino nuovo, la diavolina per il camino. Ne è passata di acqua sotto i ponti: adesso il mercato non c’è. C’è invece la Ztl: le macchine di lì non passano, i tempi sono duri. E i commercianti, quelli storici, approdano alla pensione.
In piazza Aranci sopravvivono le banche, ma collassano i negozi. Da parecchi mesi il Children, il negozio di prodotti per la prima infanzia, ha deciso di spostarsi in via Angelini e nessuno è arrivato al suo posto. Sul lato opposto, c’è un grande foglio di carta a coprire la vetrina in cui, fino a poco fa, si ammiravano monili, arredi e quadri d’epoca: addio anche all’Antichità. Addio a pezzi di storia, ma anche ad attività ben più recenti. Così se nel corso dell’ultimo anno tre negozi hanno aperto in piazza Bertagnini, uno, da pochi giorni, ha chiuso. Intimissimi ha, infatti, concentrato le energie e ampliato il punto vendita al centro commerciale Mare Monti e lasciato il centro città.
Chiusure, quindi e capirne le motivazioni non è semplice, le variabili sono tante: c’è la crisi, il commercio è soggetto a rapidi cambiamenti. E - aggiunge qualcuno - c’è pure una ztl che « ha fatto tante vittime».
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