Sicurezza
Massa Carrara, in provincia circa 36mila case vuote
Sono i dati contenuti nel dossier della Casa Rossa. Ma l’emergenza abitativa rimane ancora alta: "Nelle strutture alberghiere i nuclei ospitati sono costretti ad adattarsi in spazi insufficienti, organizzati e strutturati per brevi soggiorni e non certo per permanenze lunghe"
MASSA. Decine di migliaia di case vuote e altre in costruzione. Centinaia di sfratti e famiglie senza un tetto. Edifici abbandonati che sprofondano nel degrado mentre il cemento ancora caldo divora l’ultimo terreno vergine rimasto. È la fotografia del territorio scattata dai militanti della Casa Rossa che negli ultimi mesi hanno raccolto dati, informazioni, storie, producendo poi un dossier “La casa è un diritto, dati e analisi dalla provincia di Massa Carrara”, presentato ieri mattina in piazza Garibaldi davanti al palazzone abbandonato della Banca d’Italia. Quello stesso edificio che gli attivisti occuparono nel dicembre del 2013 per metterlo a disposizione di quattro nuclei familiari rimasti senza un tetto, dal momento che lì dentro ci sono circa venti alloggi pieni di comfort una volta abitati dagli ex dipendenti della filiale ma adesso inutilizzati.
Proprio sulle reti, piazzate davanti al portone di ingresso della banca, ieri sono state installate le foto dei numerosi palazzi vuoti e lasciati a marcire in città. Un dato che spicca più di altri, infatti, dal report della Casa Rossa è la quantità di case lasciate in balia della polvere. Quasi 36 mila: 35.708 per la precisione su un totale di 120.462 abitazioni nel territorio provinciale.
I dati sono stati estrapolati dal censimento Istat e sono relativi al 2011. Ma la situazione da allora non è cambiata molto, se non per peggiorare, considerando la proliferazione di edifici e la parallela paralisi del mercato immobiliare. Solo dal 2006 al 2011 in provincia - per fare un esempio - sono state costruite 2512 nuove abitazioni rimaste perlopiù vuote. «Il territorio di Massa Carrara ha un patrimonio immobiliare che supera notevolmente il numero di residenti -commentano gli attivisti della Casa Rossa - Tuttavia la presunta vocazione turistica che ne ha sempre contraddistinto lo sviluppo ha fatto sì che un numero significativo di abitazioni fosse destinato al turismo. Nel territorio comunale - continuano - la nostra convinzione è che il numero di abitazioni esistenti non solo dimostrerebbe l’inutilità di nuove costruzioni con conseguente ulteriore cementificazione in un territorio già devastato, ma sarebbe sufficiente a garantire un’abitazione adeguata per tutti i cittadini».
Ma l’uomo è il re dei paradossi e allora succede che, nonostante ci siano tante case vuote, non tutti ne abbiano una. Secondo i dati del report nel 2013 in provincia ci sono state infatti 161 nuove convalide di sfratti con 543 richieste di esecuzione, di cui 112 eseguiti con l’impiego della forza pubblica. «Strettamente connessa al tema degli sfratti - si legge nel report - è la vicenda dei cittadini senza casa che, anche nella nostra provincia, continuano a aumentare sia per nuclei che hanno perso casa in seguito a provvedimenti giudiziari, sia per nuovi nuclei del territorio. In questo ambito si assiste a vere e proprie situazioni di allarme e di disagio sociale nei cui confronti l’intervento pubblico appare insufficiente, superficiale, disomogeneo».
L’amministrazione ha provato a tamponare questa emergenza agendo in due direzioni, ricordano gli attivisti: sistemazioni alberghiere e locali attrezzati gestiti a mo’ di alberghi sociali. «Nelle strutture alberghiere si legge ancora - i nuclei ospitati sono costretti ad adattarsi in spazi insufficienti, organizzati e strutturati per brevi soggiorni e non certo per permanenze lunghe, spesso spersonalizzati, quasi sempre privi di qualsiasi privacy». Anche nelle residenze sociali, secondo gli attivisti, ci sono delle criticità. L’esempio è l’ex scuola in via delle Tortore. Qui «manca una progettualità di coinvolgimento - dicono - e soprattutto rimane la sensazione di parcheggio che non favorisce l’inserimento nella comunità».
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